La resilienza idrica è la nostra nuova frontiera di sicurezza: bilancio 2025.
Perché la resilienza idrica è diventata una priorità
La resilienza idrica è la nostra nuova frontiera di sicurezza. Oggi questa frase descrive con precisione la situazione dell’Europa e dell’Italia.
L’acqua non è un bene accessorio: è la base della stabilità economica, sociale ed ecologica del continente, e oggi questa evidenza descrive con precisione la situazione dell’Europa e dell’Italia.
Anche per la Commissione europea, la resilienza idrica è ormai una questione di sicurezza e di preparazione alle crisi (fonte: COM(2025)280, Introduzione: “Water resilience is a matter of security and crisis preparedness for the EU.”).
La Commissione lo afferma con chiarezza:
“Le risorse idriche dell’UE continuano a subire pressioni notevoli… l’inquinamento, l’uso non sostenibile del suolo e i cambiamenti climatici stanno aumentando i rischi legati all’acqua” (fonte: COM(2025)2, Introduzione).
Anche l’Italia vive questa crisi. In effetti, ci sono elementi positivi, ma anche molte fragilità.
Secondo l’Eurobarometro 2024, l’88% degli italiani ritiene che i problemi ambientali abbiano un impatto diretto sulla propria vita quotidiana e sulla salute (fonte: Eurobarometro 2024, QB1). È una percentuale superiore alla media europea e conferma che la crisi idrica è percepita come una minaccia concreta.
La Relazione COM(2025)2 e il Rapporto ISPRA 427/2026 lo mostrano con evidenza. Oggi conosciamo meglio le nostre acque, ma questa conoscenza rivela un divario ancora ampio rispetto agli obiettivi fissati per il 2027 (fonte: ISPRA 427/2026, Sintesi).
La triplice crisi planetaria — clima, biodiversità e inquinamento — rende questo tema ancora più urgente. Per questo la resilienza idrica è la nostra nuova frontiera di sicurezza.
La risposta dell’Unione Europea: la Strategia per la resilienza idrica
Per questo motivo, questa urgenza è stata riconosciuta anche dalla Commissione europea, che nel giugno 2025 ha adottato la Strategia europea sulla resilienza idrica.
La strategia definisce un percorso comune per ripristinare e proteggere il ciclo dell’acqua, garantire acqua pulita e accessibile e costruire un’economia idrica sostenibile e competitiva.
La Commissione evidenzia inoltre che la resilienza idrica è anche un’opportunità industriale: l’Europa detiene il 40% dei brevetti globali nelle tecnologie idriche (fonte: COM(2025)280, Introduzione: “Europe is a global leader in water technology, accounting for 40% of all related patents globally.”).
La Commissione richiama gli Stati membri a un’attuazione piena delle direttive esistenti, a una riduzione delle perdite nelle reti e a un miglioramento dell’efficienza idrica di almeno il 10% entro il 2030.
È un segnale politico forte che conferma come la resilienza idrica sia ormai una priorità di sicurezza per l’Unione (fonte: Commissione europea, Comunicato stampa del 4 giugno 2025).
Il paradosso della conoscenza: più dati, più criticità
Negli ultimi vent’anni l’Unione Europea ha migliorato in modo significativo la capacità di monitorare le acque (fonte: COM(2025)2, cap. 4). L’Italia ha ampliato la rete di controllo e classificato 7.493 corpi idrici superficiali e 1.053 corpi idrici sotterranei (fonte: ISPRA 427/2026, par. 4.1 e 5.1).
Questi monitoraggi sono stati eseguiti in conformità al quadro normativo europeo e nazionale. Per le acque superficiali si applica la Direttiva 2000/60/CE, recepita in Italia dal D.Lgs. 152/2006, che definisce gli obiettivi ambientali e i criteri di classificazione dello stato ecologico.
Per le acque sotterranee si applica la Direttiva 2006/118/CE, recepita dal D.Lgs. 30/2009, che stabilisce le norme per la protezione e il miglioramento dello stato chimico e quantitativo. Gli Standard di Qualità Ambientale (SQA) utilizzati per la valutazione dello stato chimico derivano invece dalla Direttiva 2008/105/CE, recepita dal D.Lgs. 219/2010.
Nel complesso, la qualità dei dati è aumentata. Molte zone “sconosciute” sono state finalmente valutate.
Questi progressi hanno però un effetto collaterale. Più dati significano portare alla luce criticità prima invisibili. È il paradosso della conoscenza: miglioriamo nel misurare, ma scopriamo quanto resta da fare. Anche per questo la resilienza idrica è la nostra nuova frontiera di sicurezza.
Confronto tra Europa e Italia: dove ci collochiamo nella resilienza idrica
Il quadro delineato dalla Commissione europea nella Relazione COM(2025)2 trova riscontro diretto nella situazione italiana descritta dal Rapporto ISPRA 427/2026.
A livello europeo:
- solo il 39,5% dei corpi idrici superficiali raggiunge il buono stato ecologico;
- e appena il 26,8% il buono stato chimico (fonte: COM(2025)2, cap. 4).
In Italia i valori sono analoghi o leggermente inferiori, con:
- 43% dei fiumi, 20% dei laghi, 33% delle acque di transizione e 30% delle acque marino-costiere in buono stato ecologico (fonte: ISPRA 427/2026, par. 4.2.1);
- circa 28% dei corpi idrici superficiali in buono stato chimico (fonte: ISPRA 427/2026, par. 4.3).
Le pressioni dominanti coincidono pienamente con quelle individuate dalla Commissione europea:
- alterazioni idromorfologiche (57% dei corpi idrici italiani – ISPRA 427/2026, par. 4.4);
- inquinamento agricolo da nutrienti e pesticidi;
- scarichi urbani e industriali;
- riduzione dei deflussi naturali.
Questo allineamento tra quadro europeo e nazionale conferma che la resilienza idrica non è solo una priorità dell’UE, ma una necessità strutturale per l’Italia.
“L’acqua è vita. La resilienza idrica è fondamentale per i cittadini, gli agricoltori, l’ambiente e le imprese.” Ursula von der Leyen, 4 giugno 2025.
Questa consapevolezza istituzionale si riflette anche nei risultati del monitoraggio.
Il quadro ecologico delle acque superficiali italiane resta complesso.
La valutazione dello stato ecologico segue i criteri stabiliti dalla Direttiva 2000/60/CE e dal D.Lgs. 152/2006. Queste norme definiscono gli elementi di qualità biologica, idromorfologica e chimico‑fisica necessari per classificare i corpi idrici e stabiliscono l’obiettivo del “buono stato” da raggiungere entro il 2027.
Stato ecologico: alcuni dati chiave
Come già detto, il quadro ecologico delle acque superficiali italiane resta complesso, con differenze significative tra categorie di corpo idrico e pressioni territoriali. Per ulteriori analisi sullo stato delle acque europee, l’Agenzia Europea dell’Ambiente mette a disposizione dati aggiornati e comparabili tra Paesi: https://www.eea.europa.eu/
Le pressioni sulle acque superficiali sono molteplici e diffuse.
Tra queste, un ruolo particolarmente rilevante è svolto dalle deposizioni atmosferiche, che interessano il 59% dei corpi idrici (fonte: ISPRA 427/2026, par. 4.4).
Questo quadro conferma che le pressioni sono distribuite in modo eterogeneo sul territorio e richiedono interventi mirati a livello di distretto idrografico.
Il principio “one out, all out” rende la classificazione ancora più severa (fonte: COM(2025)2, cap. 4.1). Basta un solo parametro fuori limite per far fallire l’intero corpo idrico.
Lo stato chimico: il peso delle sostanze persistenti
Tuttavia, il quadro chimico è ancora più critico.
La valutazione dello stato chimico si basa sugli Standard di Qualità Ambientale (SQA) stabiliti da specifiche normative. Questi standard fissano i limiti per le sostanze prioritarie e pericolose prioritarie, tra cui mercurio, IPA (idrocarburi policiclici aromatici), PBDE (PoliBromoDiFenilEteri) e altri contaminanti persistenti.
In Europa solo il 26,8% dei corpi idrici superficiali è in buono stato chimico (fonte: COM(2025)2, cap. 4.2). In Italia la percentuale è simile, intorno al 28% (fonte: ISPRA 427/2026, par. 4.3).
Le sostanze che determinano il fallimento dello stato chimico sono:
- il mercurio;
- gli IPA;
- i PBDE;
- l’esaclorobenzene;
- l’esaclorobutadiene;
- diversi metalli pesanti.
Nota: La Commissione europea evidenzia che queste sostanze sono considerate ubiquitarie, poiché derivano in larga parte da inquinamento storico e da emissioni diffuse ancora presenti nell’ambiente. Per questo motivo il loro contributo al mancato raggiungimento del buono stato chimico è particolarmente rilevante e difficile da eliminare (fonte: COM(2025)2, cap. 4.2).
Il mercurio è presente in oltre il 70% dei corpi idrici che falliscono lo stato chimico (fonte: COM(2025)2, cap. 4.2). Gli IPA derivano soprattutto dalla combustione di combustibili fossili. I PBDE provengono da vecchi ritardanti di fiamma. L’esaclorobenzene e l’esaclorobutadiene sono residui di attività industriali storiche.
Senza queste sostanze Persistenti, Bioaccumulabili e Tossiche (PBT) , l’81% dei corpi idrici superficiali europei sarebbe in buono stato chimico (fonte: COM(2025)2, cap. 4.2).
In Italia si aggiungono contaminanti industriali come solventi clorurati, MTBE (metil‑terz‑butil etere) e tensioattivi anionici (fonte: COM(2025)2, Scheda Italia). Queste sostanze sono difficili da rimuovere. Persistono per decenni. Si accumulano negli organismi viventi.
Per questo la resilienza idrica è la nostra nuova frontiera di sicurezza.
Le acque sotterranee: un patrimonio prezioso ma sotto pressione
La classificazione dello stato chimico e quantitativo delle acque sotterranee segue la Direttiva 2006/118/CE, recepita dal D.Lgs. 30/2009. Questa normativa stabilisce i valori soglia per nitrati, pesticidi, solventi e altre sostanze, oltre ai criteri per valutare il bilancio idrico e il rischio di intrusione salina.
La strategia europea introduce anche un obiettivo di miglioramento dell’efficienza idrica di almeno il 10% entro il 2030. La Commissione invita gli Stati membri a fissare obiettivi nazionali e a ridurre le perdite nelle reti, che oggi variano dall’8% al 57% a seconda dei Paesi. (fonte: Commissione europea, Comunicazione sulla resilienza idrica, 2025)
Questo obiettivo è particolarmente rilevante per l’Italia, dove le perdite di rete rappresentano una delle principali pressioni quantitative.
Al contrario, le acque sotterranee italiane mostrano un quadro migliore, ma non privo di rischi.
Il 90% dei corpi idrici sotterranei è in buono stato quantitativo, cioè presenta un equilibrio tra ricarica naturale e prelievi, senza segnali di sovrasfruttamento (fonte: ISPRA 427/2026, par. 5.3).
Il 77% è invece in buono stato chimico, che valuta la presenza di contaminanti come nitrati, pesticidi e solventi industriali (fonte: ISPRA 427/2026, par. 5.4).
Le criticità principali riguardano nitrati, pesticidi, solventi industriali e intrusioni saline.
- I nitrati superano i limiti in oltre il 40% dei corpi idrici sotterranei in stato scarso (fonte: ISPRA 427/2026, tab. 5.7).
- ISPRA elenca tra i pesticidi più frequentemente rilevati: atrazina, bentazone, metolaclor e glifosate (Fonte: ISPRA 427/2026, Tabella 5.7 e paragrafo 5.5.1 (Pressioni))
- I solventi industriali sono presenti in diversi distretti (Fonti: COM(2025)2, Scheda Italia (“Italy is among the few MS reporting industrial solvents systematically in groundwater”), ISPRA 427/2026, Tabella 5.7 (solventi come tetracloroetilene, tricloroetilene, 1,2-dicloroetano), ISPRA 427/2026, par. 5.5.1 (Pressioni)).
- ISPRA indica: intrusione salina come uno degli impatti più significativi nei corpi idrici sotterranei costieri, con particolare evidenza nei distretti Padano, Appennino Meridionale, Sicilia e Sardegna (Fonte: ISPRA 427/2026, paragrafo 5.5.2 (Impatti) e Figura 5.15)
- Inoltre, ISPRA classifica il prelievo agricolo come: una delle principali pressioni quantitative sulle acque sotterranee, con effetti diretti su abbassamento piezometrico, intrusione salina e riduzione della ricarica (Fonte: ISPRA 427/2026, paragrafo 5.5.1 (Pressioni))
Cosa significa la resilienza idrica per gli operatori italiani
La Strategia europea sulla resilienza idrica (COM(2025)280) e la Relazione COM(2025)2 introducono obblighi e priorità che avranno impatti diretti su gestori idrici, distretti, ARPA, enti locali e imprese.
- Investimenti e infrastrutture – La Commissione prevede oltre 15 miliardi di euro di finanziamenti BEI per il periodo 2025–2027 dedicati all’acqua (fonte: Comunicato CE 4 giugno 2025).
- Riduzione delle perdite e digitalizzazione – Gli Stati membri devono migliorare l’efficienza idrica di almeno il 10% entro il 2030 e ridurre le perdite, oggi variabili tra l’8% e il 57% in Europa (fonte: COM(2025)280, Introduzione).
- Monitoraggio avanzato e PFAS – La Commissione richiede un rafforzamento del monitoraggio degli inquinanti persistenti, in particolare PFAS, nutrienti e microplastiche (fonte: COM(2025)280, cap. 2.1).
- Pianificazione distrettuale più rigorosa – La Relazione COM(2025)2 evidenzia ritardi e lacune nei PdG e chiede agli Stati membri di accelerare l’attuazione delle misure e ridurre le esenzioni (fonte: COM(2025)2, cap. 2).
- Maggiore integrazione tra politiche acqua–energia–agricoltura – La Commissione sottolinea che inefficienze idriche, agricoltura intensiva e pressioni industriali sono tra le principali cause del mancato raggiungimento degli obiettivi (fonte: COM(2025)2, cap. 1).
Per l’Italia, ciò significa un salto di qualità nella governance, nella digitalizzazione dei prelievi, nella riduzione delle perdite e nel controllo delle sostanze persistenti.
Pressioni, percezioni e segnali di miglioramento
L’Eurobarometro conferma questa percezione: per gli italiani le principali minacce legate all’acqua sono (fonte: Eurobarometro 2024, QB15):
- l’inquinamento (64%),
- lo spreco e l’eccessivo consumo (62%),
- il cambiamento climatico (68%)
- la siccità (47%)
È un quadro che coincide con le pressioni individuate da ISPRA e dalla Commissione Europea.
L’Italia è uno dei pochi Paesi UE a segnalare in modo sistematico solventi industriali nelle falde (fonte: COM(2025)2, Scheda Italia). Questo dato riflette la complessità del nostro tessuto produttivo.
Nonostante ciò, ci sono però anche elementi positivi. L’agricoltura biologica copre il 18% della superficie agricola utilizzata, contro una media UE del 10%. Questa diffusione riduce nutrienti e pesticidi. Nel 2023 sono state rimosse oltre 40 barriere fluviali. Questo intervento contribuisce al target europeo dei 25.000 km di fiumi liberi entro il 2030. Alcuni elementi biologici mostrano segnali di miglioramento. Fitoplancton, macrofite e macroinvertebrati registrano progressi in diversi laghi e fiumi.
La Strategia introduce anche il concetto di “water‑smart economy”, un modello che riduce la domanda, aumenta l’efficienza e integra l’acqua nelle decisioni industriali e territoriali (fonte: COM(2025)280, cap. 2.2: “Building a water-smart economy…”).
Confronto sintetico tra Europa e Italia
In questo quadro, la resilienza idrica è davvero la nostra nuova frontiera di sicurezza, perché rappresenta il punto di incontro tra dati, governance e capacità di risposta ai rischi.
| Tema | UE | Italia | Fonte |
| Stato ecologico | 39,5% buono | 43% fiumi, 20% laghi, 33% transizione, 30% costiere | COM(2025)2; ISPRA 427/2026 |
| Stato chimico | 26,8% buono | ~28% | COM(2025)2; ISPRA 427/2026 |
| Pressioni principali | Nutrienti, idromorfologia, inquinamento diffuso | Idromorfologia 57%, nutrienti 32%, scarichi urbani/industriali | ISPRA 427/2026 |
| Perdite idriche | 8–57% | ~42% media nazionale | COM(2025)280; ISPRA |
| PFAS | Priorità UE | Hotspot Veneto, Piemonte, Toscana | COM(2025)280; ISPRA |
Questa comparazione mostra che l’Italia si colloca pienamente nel quadro europeo, ma con vulnerabilità strutturali più marcate su perdite idriche, nutrienti e sostanze persistenti.
La sfida del 2027 e il salto di qualità necessario
In definitiva, il raggiungimento degli obiettivi 2027 richiede un salto di qualità.
Gli obiettivi del 2027 derivano direttamente dalla Direttiva 2000/60/CE, che impone agli Stati membri il raggiungimento del buono stato dei corpi idrici.
Il recepimento nazionale tramite il D.Lgs. 152/2006, insieme al D.Lgs. 30/2009 e al D.Lgs. 219/2010, costituisce il quadro normativo che guida le misure di tutela, monitoraggio e risanamento.
Servono misure più incisive per ridurre nutrienti e pesticidi.
I cittadini percepiscono chiaramente che molti settori non stanno facendo abbastanza.
Secondo l’Eurobarometro, l’83% degli italiani ritiene che l’industria non utilizzi l’acqua in modo efficiente. Il 76% esprime lo stesso giudizio per il settore energetico e il 73% per il turismo (fonte: Eurobarometro 2024, QB16). È un segnale forte che richiama a una governance più rigorosa e a controlli più efficaci.
Serve:
- ripristinare la continuità fluviale;
- controllare e digitalizzare tutti i prelievi;
- intervenire sulle sostanze persistenti alla fonte;
- colmare il divario finanziario che separa gli obiettivi dalle possibilità operative.
Rischi, vulnerabilità e primi risultati positivi
Il fabbisogno di investimenti nel settore idrico europeo è molto elevato: il deficit stimato è di 25 miliardi di euro all’anno (fonte: COM(2025)2, cap. 6). Senza nuove risorse, gli obiettivi fissati per il 2027 non potranno essere raggiunti.
Per questo la Commissione ha previsto un rafforzamento degli investimenti pubblici e privati. La Banca europea per gli investimenti avvierà un programma dedicato all’acqua con oltre 15 miliardi di euro per il periodo 2025‑2027 (fonte: Comunicazione della Commissione, 2025).
La Strategia europea sulla resilienza idrica conferma che la gestione sostenibile dell’acqua è ormai una priorità di sicurezza per l’Unione. Dal 2025 è attivo il Forum europeo sulla resilienza idrica, e nel 2027 è previsto un riesame intermedio per verificare i progressi su governance, investimenti, innovazione e digitalizzazione.
Il sostegno dei cittadini è molto forte: il 78% degli italiani chiede nuove azioni europee per affrontare i problemi legati all’acqua (fonte: Eurobarometro 2024, QB17). Questo consenso rafforza la necessità di una strategia comune.
In definitiva, la resilienza idrica è la nostra nuova frontiera di sicurezza: il parametro con cui misureremo la capacità dell’Italia e dell’Europa di proteggere il proprio futuro. La sfida del 2027 non deve diventare un esercizio di deroghe, ma un punto di svolta verso una gestione dell’acqua più efficace e sostenibile.
Per saperne di più
- UE, Unione Europea, https://eur-lex.europa.eu/
- AEA, Agenzia europea dell’ambiente, https://www.eea.europa.eu/
- MASE, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, https://www.mase.gov.it/portale/home
- Ispra, Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, https://www.snpambiente.it/
Norme
- Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2000 che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque;
- Direttiva 2006/118/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006 , sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento;
- Direttiva 2008/105/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 – Standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive del Consiglio 82/176/CEE, 83/513/CEE, 4/15;
- Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante “Norme in materia di difesa del suolo e lotta alla desertificazione, di tutela delle acque dall’inquinamento e di gestione delle risorse idriche”- parte terza;
- D.Lgs. 16 marzo 2009, n. 30. Attuazione della direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento;
- D.Lgs. 10 dicembre 2010, n. 219. Attuazione della direttiva 2008/105/CE relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 82/176/CEE, 83/513/CEE, 84/156/CEE, 84/491/CEE, 86/280/CEE, nonché’ modifica della direttiva 2000/60/CE e recepimento della direttiva 2009/90/CE che stabilisce, conformemente alla direttiva 2000/60/CE, specifiche tecniche per l’analisi chimica e il monitoraggio dello stato delle acque;
Bibliografia
[1] Commissione Europea, Relazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo concernente l’attuazione della direttiva quadro sulle acque (2000/60/CE) e della direttiva sulle alluvioni (2007/60/CE) Terzo ciclo di piani di gestione dei bacini idrografici – Secondo ciclo di piani di gestione del rischio di alluvioni, COM(2025) 2 final, Bruxelles, 4.2.2025;
[2] Ispra, Rapporto sullo stato delle acque in Italia, Verso il quarto ciclo di gestione, Rapporti 427/2026, Aprile 2026;
[3] European Commission, Face to Face Eurobarometer, Attitudes of Europeans towards the Environment, Fieldwork EU: 06 March – 08 April 2024 Total EU: 26 346 Interviews, Fieldwork Italy: 07 March – 20 March 2024 Total Italy: 1 034 Interviews;
[4] Commissione europea, La Commissione avvia una strategia per migliorare la sicurezza idrica, per le persone, l’economia e l’ambiente, Comunicato stampa del 4 giugno 2025;
[5] European Commission, Communication from the Commission to the European Parlament, The council, The European economic and social committee and committee of the regions, European Water Resilience Strategy, COM(2025) 280 final, Brussels, 4.6.2025;
Nota:
L’immagine che accompagna questo articolo è stata generata con l’aiuto dell’IA Copilot.
Didascalia:
La goccia d’acqua racchiude la mappa dell’Europa con l’Italia evidenziata in verde, a rappresentare la centralità della risorsa idrica per il continente e il ruolo nazionale nelle politiche di adattamento. La linea verde‑blu simboleggia l’integrazione tra ambiente e gestione sostenibile dell’acqua, mentre le icone della piantina e delle onde richiamano la rigenerazione degli ecosistemi e il ciclo idrico naturale.
Descrizione:
L’immagine traduce visivamente il concetto di resilienza idrica come nuova frontiera di sicurezza per l’Europa. La goccia d’acqua, che contiene la sagoma del continente, rappresenta la dimensione comune della sfida climatica e la necessità di una risposta coordinata tra Stati membri. L’Italia, evidenziata in verde, diventa il punto focale della transizione ecologica, simbolo di rigenerazione e di equilibrio tra tutela ambientale e sviluppo. La linea verde‑blu sottolinea l’unione tra natura e risorsa idrica, mentre la piantina e le onde stilizzate evocano la rinascita degli ecosistemi e la gestione sostenibile dei flussi idrici. Nel suo insieme, il logo comunica l’idea di un sistema idrico europeo più resiliente, capace di affrontare le pressioni ambientali e di garantire sicurezza, innovazione e cooperazione tra i Paesi.
Pubblicato il: 22 giugno 2026
Autore: Marco Morelli