Privacy Policy Cookie Policy Il carro tipo F delle FS – ChimicaOne

Il carro tipo F delle FS

Per quanto riguarda il trasporto delle merci, il carro tipo F è stato uno dei più diffusi in Italia e anche all’estero. Le Reti private della seconda metà dell’Ottocento ne costruirono in grande quantità, ognuna ovviamente secondo i propri criteri. Quelle reti dettero origine alle FS (Ferrovie dello Stato) nel 1905 e i carri a loro appartenenti vi confluirono.

Il carro tipo F e l’inizio della sua storia.

I produttori di materiale rotabile produssero migliaia di esemplari di carri di questo tipo, a due assi con cassa in legno e telaio a struttura mista, con e senza garitta per il frenatore, La loro diffusione e la loro inconfondibile sagoma hanno contribuito a rendere l’immagine del “tipico carro italiano”, con il tetto a capanna, spiovente a due falde, Essi hanno costituito per decenni l’ossatura del trasporto merci in Italia, Nel corso del tempo hanno seguito l’evoluzione tecnica dei rotabili ferroviari: la struttura divenne interamente metallica e anche il passo (la distanza fra gli assi) si allungò. Essi prestarono servizio molto a lungo, fino agli anni ’90.

Il carro F tipo 1905

Il progetto dei carri della serie F tipo 1905 risale ancora al periodo delle Reti preunitarie, La loro costruzione continuò fino al 1912 e raggiunse la notevole cifra di oltre 21700 esemplari, Avevano telaio misto, cassa in legno ed erano quasi equamente ripartiti tra la variante con garitta per il frenatore e senza garitta. I primi carri avevano il rivestimento a doghe di legno, dapprima orizzontali, poi verticali. Tra gli ultimi anni venti e i primi anni trenta, circa 14000 esemplari subirono una ristrutturazione secondo i canoni del modello 1925, con ossatura metallica, utilizzando telai misti di carri precedenti. Le caratteristiche generali rimasero praticamente invariate, mentre la portata risultava aumentata dalle 16 tonnellate originarie a 20,5 t. La categoria di velocità massima passò da 2 (85 km/h) a 1 (100 km/h).

Il progresso tecnico dopo il 1912 e prima della guerra.

Dopo il 1912 comparve la serie F tipo 1914, seguita dal tipo 1916 e dal tipo 1920, molto simile al successivo del 1922.

Disegno carro tipo F serie 1914.
Figurino del carro F serie 1914.- Tavola 1 da “rotaie.it”

Di tutti questi carri è difficile recuperare immagini contemporanee. Della serie F tipo 1922 esiste ancora qualche reperto. A differenza del tipo 1920 che era di nuova costruzione, questo utilizzò la ferramenta di carri precedenti con telaio misto:

Carro tipo F serie 1924.
Carro F tipo 1922 – Foto Marco Sebastiani. Dalla fotogallery di Trenomania.

Aeratori laterali regolabili con il Carro F del 1924.

Carro F serie 1924 a doghe orizzontali e aeratori regolabil bassi.
Carro F 1924 a doghe orizzontali. – Foto Stefano Paolini da “photorail.com”

Fino ad allora l’unica via per garantire l’aerazione si limitava alle grate posizionate nella parte alta della cassa. Con la serie F del 1924 finalmente compaiono gli aeratori regolabili anche a livello del pianale. Questi possono essere doppi affiancati o singoli. Il rivestimento è ancora a doghe in legno orizzontali. La disposizione delle doghe diventa verticale con la serie F del 1925 . Questi carri dal 1935 / 1936 riceveranno telai di carri F precedenti e saranno sia con la garitta che senza. Di essi esistono ancora alcuni esemplari, tra i quali quelli da museo:

Carro tipo F serie 1925 ricostruito nel 1936
Carro chiuso per merci a collettame Tipo 1925 F 1013022 – Museo Ferroviaro Piemontese.
Il carro F con rivestimento a doghe in legno verticali.
Carro F con doghe in legno con garitta (foto Stefano Paolini)
Carri F a doghe in legno verticali delle Ferrovie Padane.
Carri F delle Ferrovie Padane, il 28 dicembre 2009 a Cona. Notare le boccole diverse da quelle delle FS. Foto dell’autore.

Il carro F diviene interamente metallico.

Dalla tavola n. 107 del 1962 risulta che già dal 1942 erano disponibili carri tipo F delle FS con la cassa completamente metallica. Fra le tante variazioni, la modifica più appariscente è l’incremento del passo (distanza fra gli assi) che porta ad avere i parasala prossimi all’estremità del carro:

Il carro F a struttura metallica.
Carro F (o Ghms/Ghkkms) – Foto E Imperato

Le marcature nel periodo antecedente all’ UIC.

La marcatura FS Italia è stata adottata a partire dal 1905 sui veicoli della Rete ex Mediterranea, Essa era costituita da 5 cifre per le carrozze, da 6/7 cifre per i carri merce e riprendeva parzialmente il sistema delle amministrazioni precedenti. Successivamente, dal 1906 si applicò sulla Rete ex Adriatica, tra il 1905 e il 1909 in Sicilia e dal 1920 in Sardegna. Fino al 25 gennaio 1965, la marcatura dei carri FS era composta da una sigla letterale ed un numero di sei o sette cifre. Le sigle definivano il tipo di carro, così come la prima cifra del numero (o la seconda per alcune famiglie molto numerose). 

Tutti i carri con la cifra delle centinaia pari avevano il freno a vite e la garitta del frenatore, mentre quelli con le centinaia dispari ne erano sprovvisti o erano dotati del solo freno a mano di stazionamento.  I carri chiusi avevano lettera F, G o H. Gli F erano i carri per derrate, avevano griglie superiormente e aeratori regolabili in basso. I carri G avevano sportelli un pò più grandi ed erano adibiti al trasporto di bestiame, mentre gli H (completamente chiusi) erano carri isotermici o frigo. Di seguito un esempio di questa marcatura:

Marcatura FS Italia a sei cifre per il carro F.
Marcatura FS Italia . Particolare da Museo Ferroviario Piemontese.

La marcatura del carro da F a Ghms/Ghkkms (Standardizzazione europea).

A seguito della la standardizzazione europea di denominazione avvenuta nel 1965, i carri tipo F presero il nome di  Ghms (per la versione standard) o Ghkkms per quelli con maggior portata. Nota: le sigle sono desunte da “I nostri carri per le vostre merci (ed. 1972)“.

Ultima marcatura per l'ex carro F.
Carro Ghkkms – Roberto Galati da Railfaneurope.net
Nuova marcatura per il carro F.
Carro Ghkkms – Foto di Angelo Accomando da Railfaneurope.it

La sigla Ghms sta per: G = carro coperto di tipo corrente, h  = munito di apposite aperture di aerazione poste a livello del pavimento,  m = munito di piano di carico di lunghezza inferiore ai 9 m, s = atto al regime di circolazione a 100 Km/h. L’aggiunta del kk indica  “limite di carico compreso tra le 20 e le 25 tonnellate”, quindi il carro corto ma con maggior capacità di carico diventa Ghkkms.

Dopo essere stati sostituiti da tipi più moderni, e quindi capienti e veloci, numerosi esemplari hanno ancora trovato impiego come veicoli di servizio nei vari treni cantiere e soccorso diffusi in tutt’Italia ed è ancor’oggi possibile vedere varie unità accantonate in numerosi scali del territorio nazionale.

Varianti

Il carro F fu la base per lo sviluppo del carro allungato FF (poi Ghkrs), con il derivato FFa e del carro a monta alta Fma con il relativo FFma. Interessanti anche i carri FDI.

Per quanto i carri F siano in genere identificati con quelli con il tetto a 2 falde, vi erano dei carri F anche di forma diversa, tondeggiante o come il cosiddetto “Cupolone” o “a monta alta” del 1925. Un esemplare è preservato a Milano Smistamento, 

Con l’avvento della marcatura UIC, la parte letterale dei carri a tetto tondo da F passò a Gs. Ma sarà materia per un altro articolo.

Il carro F nel modellismo.

RivaRossi

Pur essendo stato diffusissimo in tutta Italia e presente anche in Europa, le riproduzioni in scala del carro F fino a poco tempo fa sono state abbastanza limitate. Per prima la RivaRossi, più di cinquant’anni fa, presentò due modelli: Un carro F tipo 1925 con rivestimento in legno e un carro Gmr a cassa metallica (La serie G era prevalentemente destinata al trasporto merci e bestiame).

Pagina del catalogo RR con i carri F e G.
Dal catalogo RivaRossi del 1970 – Foto dell’autore.

Il carro F del 1925 rispecchia abbastanza bene il prototipo reale e la fattura è molto pregevole per gli standard dell’epoca. Il fattore di riduzione in scala è circa 1/80 invece del canonico 1/87 dell’H0, ed è quindi più grande, ma basterebbe rimpicciolire l’altezza dei parasale e mettere ruote di diametro minore per renderlo accettabile come dimensioni:

Il carro F della RivaRossi.
Carro F della RivaRossi – Foto dell’autore.

Occorrerebbe inoltre lavorare su respingenti, telaio e pancone, per ottenere un po’ più di realismo:

Anche il carro G si presenta abbastanza bene, con una lavorazione accurata e ricchezza di particolari. L’incisione è abbastanza marcata, come nel carro F:

Il carro Gmr della RivaRossi.
Il carro Gmr della RivaRossi. – Foto dell’autore

Da questa buona base si può ancora migliorare, colorando e aggiungendo alcuni particolari, come le barre accoppiatrici dei freni, le leve di regolazione vuoto-carico, eccetera:

Il materiale RivaRossi del secolo scorso presenta il problema della riduzione in scala: essa è 1/80 invece di 1/87 come richiesto dalla scala H0. Ciò significa che non può coabitare agevolmente con il materiale in scala esatta. Le immagini seguenti documentano il paragone con un carro in scala esatta:

Märklin

Negli anni sessanta anche la Märklin pose in catalogo il carro italiano, a 1.170 lire;

Il carro F nel catalogo Märklin.
Catalogo Märklin – Foto dell’autore.

Iscrizioni, nitidezza delle incisioni e particolari riportati non erano affatto disprezzabili: gli aeratori superiori avevano delle reticelle:

Particolari del carro F Märklin.
Catalogo Märklin – Foto dell’autore.

Il modello è stato prodotto anche nella livrea di servizio grigio cenere, ovviamente identico strutturalmente.

Il carro F secondo la Märklin.
Il carro F prodotto dalla Märklin nella nuova colorazione, alla metà degli anni ’70. Foto dell’autore.

In realtà, la livrea grigia era destinata ai carri per il servizio interno (marcati con la V iniziale):

Carro FS in livrea per il servizio interno.

PiKo

Nell’allora Repubblica Democratica Tedesca esisteva un produttore di modelli ferroviari, la PIKO. La qualità delle sue riproduzioni era abbastanza in linea con gli standard del tempo. Il fatto che esistessero riproduzioni con la marcatura DR (Ferrovie dell Germania Est) e MAV (Ferrovie Ungheresi) testimonia il fatto che il carro di tipo F si fosse diffuso in tutta Europa e non solo come preda bellica dopo il ’45.

Foto di riproduzioni del carro F della PIKO.
Da un catalogo PIKO anni ’70 – Foto dell’autore.

Il carro era in scala esatta, ma presentava parecchie difformità dal carro italiano, soprattutto nella parte sotto la cassa: telaio, parasale, predellini, boccole, mancanza delle leve di regolazione, maniglie per il manovratore sotto i panconi, eccetera:

Il carro F delle FS come prodotto dalla PIKO negli anni sessanta – Foto dell’autore.

ma con un adeguato lavoro di “revamping”, se ne può ottenere una versione che non sfigura anche secondo gli standard odierni:

Carro F della PIKO dopo elaborazione.
Il carro F di PIKO adeguatamente elaborato.- Foto dell’autore.

Esiste anche la versione frigorifera, il carro Ifms delle FS. Per completezza d’informazione, occorre notare che la PIKO ha prodotto anche versioni “private” di questo carro, tra le altre BERTOLLI, MARTINI e CINZANO. Anch’essi, dopo un’opportuna elaborazione, potrebbero essere inseriti tra i carri di produzone attuali:

Laser

Produttore di materiale ferroviario in resina, anch’esso annovera i carri tipo F nel suo catalogo. Fra i tanti prodotti, ci sono anche il carro F metallico con e senza garitta. Quest’ultima può anche avere le porte spalancate:

La produzione del carro F nel nuovo millennio.

Duegi Editrice e ITALERI

Nei primi anni del nuovo millennio, una case editrice specializzata nei settori dei trasporti e del modellismo, la “Duegi Editrice” iniziò a distribuire in edicola dei kit di montaggio di vari carri ferroviari italiani. Successivamente anche la italiana “ITALERI” iniziò una produzione simile. Fra i carri sono adeguatamente rappresentati i carri F, sia con garitta che senza e con il rivestimento in legno o con le pareti metalliche. Nella foto seguente una piccola rassegna:

Confezioni TTMKit di carri F.
Foto dell’autore.

La costruzione del carro F

Ovviamente la piccola difficoltà della costruzione è più che compensata dalla possibilità di arricchire di particolari il modello, potendo introdurre modifiche anche sostanziali per costruire particolari serie con peculiari caratteristiche. Per esempio, si può arricchire il sottocassa, riportando il rivestimento in legno, i longheroni, l’impianto pneumatico, le barre accoppiatrici dei freni e delle leve:

Sottocassa originale del modello del carro F.
Il fondo della cassa del carro F, in questo caso con garitta. – Foto dell’autore.
Sottocassa del carro F in corso di elaborazione.
Rivestimento del fondo con carta crespata a imitazione del legno, aggiunta di listelli a simulazione dei longheroni, rinforzi laterali e fazzoletti di rinforzo in plastica. – Foto dell’autore.
Impianto pneumatico del modello di carro F.
Aggiunta del circuito pneumatico di frenatura. – Foto dell’autore.
Sottocassa dipinto del carro F.
Pittura in nero opaco del sottocassa. – Foto dell’autore.
Disposizione alternativa dell'impianto frenante del carro F.
Un altra disposizione dell’impianto frenante. – Foto dell’autore.

Un altro vantaggio è la possibilità di variare le iscrizioni, sfruttando le decals disponibili e anche reperibili in commercio. In questo modo è garantita la varietà dei rotabili.

Carro F da kit Duegi Editrice. – Foto dell’autore.

Inoltre si possono apportare modifiche strutturali, come ad esempio le porte aperte della garitta, con i predellini in legno, la lamiera zigrinata antiscivolo, i corrimani laterali, lo sgabello, i vetri alla finestrella e le staffe portasegnali:

Particolari della garitta del carro F di TTMKit.
Particolari della garitta del carro F di TTMKit – Foto dell’autore.

E’ anche possibile variare boccole, balestre e parasale; nella realtà vi erano e vi sono molte varianti, anche con doppia e tripla balestra:

Parasale con boccola a rulli e doppia balestra. – Foto dell’autore

Di seguito l’immagine del carro senza garitta, adeguatamente invecchiato:

Carro F senza garitta di TTMKit.
Vista di tre quarti del carro F TTMKit – Foto dell’autore.

Invece questo è un carro con garitta e porte chiuse; notare gli appigli per il manovratore sotto i respingenti e i corrimani agli angoli della cassa:

Carro F con garitta di TTMKit.
Carro F TTMKit – Foto dell’autore.

MCM

Nel primo decennio del 2000 la ditta MCM produsse molti rotabili italiani, fra i quali i carri F in varie declinazioni. Di seguito un esemplare con aeratori singoli: prima di tutto occorre qualche ritocco al telaio e all’apparato frenante:

Anche la cassa si avvantaggia di qualche ritocco:

Cassa del carro F della MGM con aeratori singoli. – Foto dell’autore.

Cassa e telaio si riuniscono e ricevono gli ultimi ritocchi:

Il carro F di MGM elaborato. Notare il monogramma FS sulle boccole. – Foto dell’autore.

Le produzioni più recenti.

Le produzioni più recenti sono molto particolareggiate e ben fatte. Putroppo anche il prezzo ne ha risentito. Alcune aziende producono in Cina, mentre altre sono ritornate in Europa.

Brawa

Questo produttore ha in catalogo diversi tipi di carri F molto particolareggiati:

Un carro F della BRAWA.
Carro tipo F – modello BRAWA – Immagine tratta dal catalogo.

A.C.M.E.

Produttore italiano, nel suo catalogo ha moltissimo materiale delle nostre ferrovie, suddiviso nelle varie epoche. Vi sono anche versioni di altre ferrovie europee. I modelli sono molto particolareggiati. Alcuni esempi dal catalogo:

Siamo giunti alla conclusione del veloce riassunto della storia di questo carro particolare che è stato testimone di progresso e sviluppo, come pure di tragedie e disastri, Una figura familiare che ci ha accompagnato per un secolo e del quale ormai rimangono pochi esemplari.

Link utili: foto di carri tipo F

http://www.photorail.it/forum/index.php?action=gallery;cat=400

http://www.trenomania.org/fotogallery/index.php?cat=321

Autore R. Bigoni – Ultimo aggiornamento: 07 ottobre 2020