Il monitoraggio dei pesticidi nelle acque

Alcune considerazioni dopo la pubblicazione del rapporto 2022 di ISPRA

ISPRA recentemente ha pubblicato il consueto rapporto biennale sui risultati del monitoraggio dei pesticidi nelle acque, effettuato dalle Agenzie Ambientali.

I dati si riferiscono al periodo 2019-2020. Poche sono le novità.

Si conferma ancora una volta la diffusa contaminazione delle acque superficiali. Si segnala la presenza dei residui di pesticidi in oltre il 55% dei punti di monitoraggio e nel 30 % di questi gli standard di qualità ambientale di riferimento sono superati. Ancora una volta il glifosate è la principale causa di questi superamenti.

Nelle acque sotterranee la situazione è migliore. In circa un quarto dei punti monitoraggio si rileva la presenza di residui di pesticidi, mentre il superamento degli standard di qualità ambientale si ha nel 5% dei casi.

Sono oltre 180 le diverse sostanze attive rilevate almeno una volta nelle acque nel corso del biennio d’indagine su oltre 400 ricercate.

Efficacia del monitoraggio

Il quadro relativo ai livelli di contaminazione delle acque da pesticidi è da considerarsi tuttavia sottostimato in quanto l’efficacia media del monitoraggio a livello nazionale, se le cose non sono cambiate nell’ultimo periodo, è intorno al 40%. In Italia solo quattro regioni hanno una efficacia relativa di monitoraggio (EM) delle acque superficiali superiore al 60%. Quasi la metà delle regioni non supera il 25%.

Per quanto riguarda il monitoraggio delle acque sotterranee, la situazione è peggiore: l’efficacia media nazionale scende al 36% con quattro regioni che hanno un’efficacia praticamente nulla.

L’efficacia del monitoraggio è strettamente correlata alle sostanze attive ricercate da ogni laboratorio di riferimento regionale, il cosiddetto profilo di monitoraggio. A tale proposito, il sistema Agenziale ha predisposte le linee guida di settore “ad hoc”. Avere un EM del 40% significa che ogni 10 sostanze attive, che sarebbe utile ricercare nelle acque, nella realtà ne sono ricercate soltanto 4.

Figura 1

I risultati del monitoraggio dei pesticidi nelle acque diffusi da ISPRA non devono stupire, dal momento che l’utilizzo dei prodotti fitosanitari è ancora importante nel nostro paese. Da più parti si legge che l’impiego di queste sostanze è diminuito in modo sensibile negli ultimi anni. Lo afferma lo stesso rapporto di ISPRA. Ma questa affermazione è vera solo in parte.

Infatti, analizzando nel dettaglio i dati di vendita dei prodotti fitosanitari in Italia forniti da ISTAT ci accorgiamo che la diminuzione delle vendite non riguarda i prodotti organici di sintesi, ma è a carico principalmente dei prodotti inorganici (derivati dello zolfo e del rame) (Figura 1),

Dati di vendita e monitoraggio dei pesticidi nelle acque

Rispetto al periodo 2011-2013 indicato dalla UE come riferimento, la diminuzione delle vendite di fitofarmaci al 2020 è stata globalmente del 9%, mentre si registra nello stesso periodo un incremento dei prodotti organici di sintesi del 5%. I prodotti rameici sono diminuiti del 37% rispetto al 2011-13, lo zolfo del 25%, gli oli minerali/vegetali del 9%. Rimangono modesti i quantitativi utilizzati di prodotti microbiologici che nel 2020 rappresentano appena lo 0,14% delle vendite totali.

Non va dimenticato inoltre che secondo una indagine di Europol  si stima che il 10-14% dei prodotti fitosanitari utilizzati in Europa provenga dal commercio illegale che non viene ovviamente contabilizzato da ISTAT. Casualmente questa percentuale è analoga al calo dei consumi registrato negli ultimi anni. Anche se non esiste certamente una correlazione diretta fra le due percentuali, questi dati dovrebbero invitare ad una maggiore riflessione ed attenzione.

Figura 2

La quantità di pesticidi riconducibili ai prodotti organici di sintesi usata nell’ultimo decennio rimane costante intorno alle 30.000 tonnellate annue. Il consumo di glifosate, che rappresenta il maggiore responsabile del mancato raggiungimento degli obiettivi di qualità delle acque italiane, è cresciuto e nel 2020, ha raggiunto quantitativi superiori del 50% rispetto al triennio di riferimento.

Se l’utilizzo dei fitosanitari di sintesi non è diminuito in valore assoluto in questi dieci anni, è almeno diminuito il rischio derivante dal loro impiego? 

Figura 3

Se consideriamo l’indice di rischio raccomandato dalla UE, denominato HRI-1, al 2020 il grado di miglioramento rispetto al periodo 2011-13 è stato del 28%. Ma se consideriamo lo stesso indice riferito ai soli prodotti di sintesi, il grado di miglioramento è stato soltanto del 2%. Da considerare inoltre che nell’ultimo biennio l’indice HRI-1 per i prodotti di sintesi è tornato a crescere (Figura 2).

CIP – Classe di Impatto Potenziale

Come per HRI-1, anche l’indicatore CIP (Classe di Impatto Potenziale) ([1]) per gli organici di sintesi nel 2020 è cresciuto rispetto al biennio precedente. Rispetto al triennio di riferimento 2011-13, nel 2020 i valori percentuali di potenziale impatto sia sulla salute che sull’ecosistema sono di poco superiori al 100%, indicando una situazione leggermente peggiore di quella di quasi dieci anni prima (Figura 3).

Tipologia delle sostanze attive di sintesi e monitoraggio dei pesticidi nelle acque

Riguardo alla tipologia delle sostanze attive di sintesi utilizzate in Italia, circa il 15% appartiene alla classe più elevata di potenziale impatto sull’ecosistema e intorno al 35% alla classe più elevata di impatto potenziale sulla salute. Il trend rimane stabile negli anni.

Nei grafici seguenti si può apprezzare come negli anni rimangano pressoché costanti le quantità vendute di prodotti fitosanitari appartenenti alle rispettive classi di potenziale impatto (CIP 1 basso impatto, CIP 5 elevato impatto).

Si può notare come le vendite di prodotti di sintesi a più elevato impatto per l’ecosistema siano intorno a 6000 tonnellate (20% delle vendite totali) e intorno a 17000 tonnellate (59% delle vendite totali) per la salute (Figura 4).

Figura 4

Prodotti fitosanitari di sintesi

In definitiva possiamo constatare che, per quanto riguarda i prodotti fitosanitari di sintesi, non solo nell’ultimo decennio non è diminuita la quantità utilizzata, ma non è nemmeno diminuito il potenziale rischio derivante dal loro impiego, che era quello che la direttiva 2009/128/CE sull’uso sostenibile dei pesticidi indicava come obiettivo principale.  In Italia la direttiva europea, sotto questo aspetto, è rimasta di fatto inapplicata e il Piano di Azione Nazionale (il cosiddetto PAN) che la doveva attuare ha fallito.

L’interesse riservato ai pesticidi organici di sintesi deriva dal fatto che questi rappresentano da sempre un serio problema di inquinamento delle acque superficiali e sotterranee. Il loro monitoraggio è orientato a misurarne la concentrazione e confrontarla con gli standard di riferimento previsti dalle normative ambientali. Nonostante i frequenti e ripetuti superamenti degli standard di qualità registrati negli anni, poco o nulla viene fatto per contrastare il fenomeno.

Delle sostanze attive che si ritrovano nelle acque superficiali, fra il 15-20% appartiene alla classe di impatto potenziale più elevata riguardo all’ecosistema e fra il 40-50% appartiene alla classe di impatto potenziale più elevata riguardo alla salute (Figura 5).

Figura 5

Se consideriamo invece la numerosità dei campioni di acque superficiali con presenza di residui di pesticidi, i rispettivi valori che registriamo sono più bassi: poco meno del 10% dei campioni contengono residui ad impatto massimo verso l’ecosistema e intorno al 35% contengono residui ad impatto massimo verso la salute (Figura 6).

Figura 6

Su questi dati, soprattutto su quello relativo alla numerosità dei campioni ”positivi”, pesa evidentemente la già citata disomogeneità dei profili di ricerca fra regioni e la scarsa efficacia media di indagine. Basta ricordare che il glifosate viene ricercato soltanto nella metà delle regioni italiane.

Conclusioni

Quanto pesa la scarsità di efficacia del monitoraggio dei pesticidi nelle acque in Italia?

Sulla forte disomogeneità di indagine fra regioni e quanto questa incida sulla reale entità dei livelli di inquinamento da pesticidi abbiamo già detto in precedenza.

Circa le sostanze attive di sintesi pochissimo o per niente ricercate nei laboratori delle Agenzie Ambientali, sebbene ampiamente utilizzate, che sono circa una quarantina, si può evidenziare che rappresentano circa il 25% delle quantità totali di fitofarmaci impiegati ogni anno.

Circa il 30% di queste sostanze presenta un’elevata propensione a residuare nelle acque per proprie caratteristiche chimiche e ambientali, l’80% presenta caratteristiche di elevata tossicità nei confronti degli organismi acquatici e circa il 45% presenta un impatto potenziale elevato nei confronti della salute umana. Ecco una buona ragione per adeguare quanto prima i profili di monitoraggio.

Data pubblicazione 05 Gennaio 2023

Autori: Alessandro Franchi; Michele Lorenzin

Autori biografia

Alessandro Franchi

Sin dagli inizi della sua carriera, in ARPA Toscana (ARPAT), si è interessato delle problematiche inerenti i pesticidi diventando un autorevole riferimento per tutti i colleghi delle Agenzie Ambientali e per il Gruppo Fitofarmaci delle Agenzie Ambientali (AAAF), di cui è uno dei fondatori.

Si è interessato all’elaborazione di indicatori predettivi del rischio di contaminazione nell’ambiente idrico e più in generale degli impatti correlati all’impiego dei pesticidi. In tale ambito ha curato l’elaborazione ed applicazione dell’Indice di Rischio di Contaminazione delle Acque (IRCA) che tiene conto della ricorrenza nel tempo, della numerosità e della distribuzione geografica delle attività di monitoraggio sui fitofarmaci. L’indicatore costituisce strumento indispensabile per la razionale progettazione dei protocolli analitici di ricerca dei prodotti fitosanitari.

Ha ideato e sviluppato l’indicatore “Classe di Impatto Potenziale” (CIP) che permette di valutare l’impatto del pesticida in base alle caratteristiche chimico-fisiche, ambientali e tossicologiche. Il valore di CIP è stato calcolato per oltre 600 fitofarmaci e può essere utilizzato per considerare il rischio potenziale: dei pesticidi venduti, dei fitofarmaci riscontrati nei monitoraggi e delle sostanze attive utilizzate nei trattamenti fitosanitari.

Autore di numerosi articoli scientifici, ha puntualmente divulgato le valutazioni discendenti dall’attenta e critica osservazione della problematica pesticidi, nell’ambito dei convegni organizzati da ISS, ISPRA e AAAF partecipando in qualità di relatore.

Ha diretto negli ultimi anni della sua carriera il Settore VIA-VAS di ARPAT.

La passione per i fitofarmaci continua ad alimentare il suo interesse per l’evoluzione e per le ricadute delle strategie sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, facendo emergere contraddizioni e criticità anche con una attenta interpretazione degli indicatori di rischio armonizzati.

Michele Lorenzin

Referente in APPA Trento per i fitofarmaci, è stato fondatore e primo coordinatore del Gruppo Fitofarmaci delle Agenzie Ambientali (AAAF), gruppo che ha migliorato la qualità delle attività, non solo analitiche, delle Agenzie ed ha predisposto gli strumenti per la programmazione dei controlli e per la valutazione dei risultati.

Come membro della Commissione Consultiva dal Ministero della Salute ha vigilato sull’evoluzione legislativa italiana, nel recepimento delle direttive comunitarie.

Ha curato l’elaborazione, la redazione e l’aggiornamento di Linee Guida dei Limiti Massimi dei Residui e degli utilizzi consentiti dei trattamenti fitosanitari, che hanno costituito utile strumento per il controllo ufficiale degli alimenti.

Ha proposto un indicatore di qualità degli alimenti che considera la presenza simultanea dei residui di fitofarmaci (IqR), criterio che viene ancora utilizzato per selezionare le partite di prodotti alimentari che possono entrare nel circuito della Grande Distribuzione Organizzata a livello europeo.

Nell’ambito delle attività del gruppo AAAF ha promosso e curato la realizzazione di convegni periodici sui fitofarmaci che hanno rappresentato importanti momenti di confronto tra i diversi attori, sui complessi aspetti della tematica pesticidi.

Autore di diverse pubblicazioni ed articoli, ha effettuato uno studio approfondito sulla deriva nei trattamenti fitosanitari e sull’esposizione ai pesticidi della popolazione italiana con la valutazione della presenza di residui nel piatto.

Continua ad interessarsi delle tematiche dei fitofarmaci, analizzando i dati disponibili sulle vendite e sull’andamento dei monitoraggi per migliorare sempre di più la conoscenza ed i rischi derivanti dalla contaminazione diffusa dei pesticidi.


[1] Franchi A. Classe di Impatto Potenziale (CIP). Un indicatore da utilizzare nei Piani di Azione per l’uso sostenibile dei pesticidi. Bollettino degli Esperti Ambientali, 69(1), 8-16, 2018