Acque, alimenti … e PFAS

PFAS: Una minaccia invisibile nei nostri piatti e nei nostri bicchieri

In questo nuovo articolo affrontiamo un tema di grande attualità e preoccupazione: la presenza di residui di PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) nelle acque, compresa quella potabile, negli alimenti di uso quotidiano come frutta, verdura e nel vino.

Nel precedente articolo, “Contaminanti emergenti: i PFAS“, abbiamo esplorato la natura e i rischi legati a queste sostanze chimiche sintetiche, ampiamente utilizzate in molti prodotti industriali e di uso quotidiano.

Come i PFAS arrivano nei nostri alimenti

I PFAS oltre alle acque, contaminano i nostri alimenti attraverso un processo ambientale complesso e articolato, che coinvolge molteplici fattori e modalità di diffusione. La loro presenza nell’ambiente avviene principalmente attraverso diverse vie e meccanismi, tra cui:

  1. Scarichi industriali: è stato verificato che le industrie che producono, utilizzano o lavorano con PFAS potrebbero rilasciare queste sostanze chimiche persistenti nei corsi d’acqua, nei fiumi e nel suolo circostante, contribuendo significativamente alla contaminazione ambientale;
  2. Uso di fanghi di depurazione: I fanghi provenienti dai processi di depurazione, vengono comunemente impiegati in agricoltura come fertilizzanti. Qualora si fosse in presenza di PFAS, a maggior ragione se in concentrazione elevata, potrebbero causare una contaminazione diretta e diffusa dei terreni agricoli e delle colture;
  3. Acqua contaminata: Le piante assorbono i PFAS eventualmente presenti nelle acque utilizzate per l’irrigazione, accumulando queste sostanze chimiche nocive all’interno dei loro tessuti. Questo costituisce una via importante di ingresso dei PFAS negli alimenti e quindi nella catena alimentare;
  4. Uso di pesticidi e imballaggi alimentari: Alcuni pesticidi utilizzati in agricoltura e diversi materiali impiegati negli imballaggi alimentari contengono PFAS, che possono migrare facilmente e trasferirsi agli alimenti, aumentando così il rischio di esposizione per i consumatori. A tale proposito, nel documento di cui al p.to [7] della bibliografia si legge:”…i pesticidi PFAS sono tra le principali fonti di contaminazione da PFAS a livello mondiale, in quanto rappresentano una delle principali fonti di formazione di acido trifluoroacetico (TFA)”.
Immagine 1: Trifluoroacetic acid (TFA) – immagine tratta dal sito web https://echa.europa.eu/

Acido trifluoroacetico (TFA)

L’acido trifluoroacetico (TFA) è un composto PFAS a catena corta, riconosciuto come un contaminante significativo spesso trascurato nell’acqua dell’Europa (vedi documento di cui al p.to [10] della bibliografia).

Il TFA è un prodotto di degradazione di numerose sostanze fluorurate impiegate in vari settori, tra cui refrigeranti, agenti espandenti alogenati, fitosanitari, farmaci e biocidi. Nell’ambiente, questo composto non subisce ulteriori trasformazioni, risultando persistente e soggetto ad accumulo nel tempo. A temperatura ambiente, grazie alla sua elevata solubilità e mobilità in acqua (punto [9] della bibliografia), il TFA si diffonde rapidamente. L’acqua diventa così il principale mezzo di distribuzione ambientale, e il TFA può essere rilevato anche in acque distanti dalle fonti di emissione.

A differenza di molte altre sostanze persistenti, il TFA non si accumula nei tessuti umani e animali, ma soltanto in quelli vegetali (cfr. punto [11] della bibliografia).

Secondo le conoscenze attuali, le concentrazioni di TFA rilevate nell’ambiente risultano finora innocue per l’uomo. Tuttavia, data la sua elevata stabilità e il rilascio costante, non si può escludere che in futuro si possano raggiungere livelli tossici di TFA (cfr. punti [12] e [13]).

Acque e PFAS

Immagine 2: bacini oggetto di ricerca sperimentale (Fonte immagine vedi p.to [16] della bibliografia)

In Italia

Più di dieci anni fa, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e il Ministero dell’Ambiente hanno realizzato una ricerca sperimentale nelle acque del bacino del Po e nei principali corsi d’acqua italiani. I risultati su campioni prelevati negli areali, di cui all’immagine 2, hanno evidenziato la presenza di sostanze PFAS.

In alcune province del Veneto, la ricerca ha evidenziato la presenza di sostanze PFAS in campioni di acqua potabile, con livelli di contaminazione differenti.

Dal 2013, Arpa Veneto ha ampliato le sue attività in vari settori, come l’individuazione delle principali fonti di contaminazione, lo sviluppo di metodi analitici avanzati, la modellistica idrogeologica e le indagini ambientali, per capire come i PFAS si diffondono nelle acque sotterranee [19]. Gli analiti monitorati includono quelli indicati in nota 1, a cui sono stati aggiunti (vedi nota 2) PFDA, PFHpS e, dal 2018, anche HFPO-DA e C6O4.

Nel rapporto citato al punto [18] della bibliografia, ISPRA e SNPA hanno presentato il progetto di monitoraggio e i primi risultati sui PFAS trovati nell’acqua superficiale e sotterranea in Italia. Gli analiti monitorati sono quelli indicati nella nota 1, anche se la normativa include: PFOA, PFOS, PFBA, PFPeA, PFBS e PFHxA. Nel rapporto non abbiamo avuto riscontro del TFA. I dati mostrano che i PFAS sono diffusi in quasi tutte le regioni e province autonome italiane.

Nel 2024, Greenpeace Italia ha fatto un’indagine per controllare la contaminazione da PFAS nelle acque italiane. Ha raccolto campioni in 235 comuni di tutte le Regioni e Province Autonome. In 79% dei campioni è stata trovata almeno una sostanza del gruppo PFAS.

In UE

Il documento citato al punto [14] della bibliografia riguarda il TFA ed è uno studio fatto in Germania.

Offre una panoramica aggiornata sulle conoscenze, concentrandosi sulle fonti, le vie di ingresso, l’impatto ambientale e i modi per ridurre il TFA. Le emissioni massime potenziali di TFA sono state calcolate usando i dati di vendita e altre informazioni sull’uso delle sostanze chimiche coinvolte. I dati di monitoraggio servono a valutare i livelli di TFA nelle acque: superficiali, sotterranee e destinate al consumo umano.

In data 2 maggio 2025, cinquanta deputati al Parlamento europeo hanno presentato alla Commissione, una “Interrogazione con richiesta di risposta scritta  E-001786/2025” (vedi p.to [10] della bibliografia) esortandola a vietare tutti i pesticidi PFAS, indicando che il TFA:

 ... prodotto di degradazione di diverse sostanze chimiche PFAS, è risultato un contaminante importante ma ampiamente trascurato nelle fonti idriche europee. L'inquinamento da TFA è massiccio, con concentrazioni superiori di diversi ordini di grandezza rispetto a quelle di altri inquinanti PFAS, anche nell'acqua potabile, in tutta Europa. Data la persistenza e la mobilità del TFA nel ciclo dell'acqua e considerati i dati recenti circa il suo potenziale di tossicità per la riproduzione umana, il suo accumulo rappresenta una notevole sfida per la resilienza idrica e la salute pubblica. 
Secondo recenti risultati scientifici, la presenza di TFA nell'ambiente è dovuta principalmente all'uso di pesticidi PFAS. Attualmente nell'UE sono approvate per uso agricolo oltre 30 sostanze pesticide PFAS, che contaminano con il TFA le nostre risorse alimentari e idriche.
Dal momento che la strategia sulla resilienza idrica è in fase di elaborazione, intende la Commissione prendere in considerazione l'adozione di regolamenti più rigorosi in materia di TFA nell'acqua e l'eliminazione graduale delle sue fonti principali, compresi i pesticidi PFAS?

Nel febbraio 2023 “Le Monde” ha pubblicato la prima mappa per mostrare quanto sono diffuse le sostanze PFAS in Europa. La mappa ha mostrato chiaramente che il problema della contaminazione riguarda tutti i territori.

Alimenti e PFAS

Da anni l’EFSA valuta i rischi per la salute pubblica legati ai PFAS negli alimenti. La contaminazione alimentare deriva soprattutto dal bioaccumulo nelle catene alimentari acquatiche e terrestri e dall’uso di materiali con PFAS a contatto con il cibo [22].

Nel 2020 l’EFSA ha fissato una nuova soglia di sicurezza per i PFAS negli alimenti, includendo PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS (vedi nota 1), i composti più studiati e comuni di questa famiglia.

Nel 2022 la Commissione europea ha chiesto agli Stati membri di monitorare i PFAS negli alimenti dal 2022 al 2025.
Nei siti web dell’European Environmental Bureau (EEB) e di Chemsec sono stati pubblicati i “risultati di un’iniziativa che mostra come alcuni leader europei (12 in totale) siano risultati positivi ai test per la presenza di cosiddette “sostanze chimiche eterne” nel loro organismo“. [21]

Si riporta inoltre:

“In tutti gli individui analizzati sono stati rilevati fino a sette PFAS…(a) … Questi livelli non si discostano in modo significativo dall’esposizione media degli europei”. [21]

I risultati raccolti nei documenti evidenziano:

  • il fallimento del controllo delle sostanze chimiche in Europa;
  • l’urgente necessità di regolamentare queste sostanze pericolose;
  • nessuno è esente dalla presenza di PFAS.

e ancora:

Nella relazione dell’ISS citata al punto [24] della bibliografia si dice: “La popolazione generale è esposta a PFOA e PFOS soprattutto tramite la dieta, consumando cibo e acqua.” Inoltre si evidenzia: “Poiché queste sostanze sono persistenti e non si metabolizzano, un’esposizione lunga fa sì che si accumulino nell’organismo, aumentando il rischio per la salute.”

Nel report menzionato al punto [27] si sottolinea che i PFAS si accumulano nell’ambiente, contaminando acque superficiali, sotterranee e potabili (punti [28], [29] e [30]), e si accumulano nelle piante (punto [31]). Inoltre, anche se la maggior parte dei dati riguarda il piccolo gruppo di PFAS a catena lunga, c’è una significativa esposizione anche ad altre alternative fluorurate (come Gen-X), ad esempio nell’acqua potabile (punto [30]). Gli esseri umani possono essere esposti ai PFAS sia direttamente (per esempio tramite dieta, acqua potabile, uso di prodotti di consumo) sia indirettamente attraverso la trasformazione di sostanze precursori….

È importante parlare anche di HBM4EU, che significa Human Biomonitoring for Europe. Questa iniziativa è stata attiva dal 2017 a giugno 2022 e ha coinvolto 28 paesi, compresa l’Italia, insieme all’Agenzia europea dell’ambiente e alla Commissione europea [25] e [26].

e ancora:

Nel documento (p.to [26]) si afferma: “L’HBM4EU ha fornito prove chiare dell’esposizione alle sostanze chimiche tramite l’analisi diretta di queste sostanze, dei loro metaboliti o dei segni degli effetti sulla salute trovabili nei fluidi o tessuti corporei“.

Nella documentazione esaminata non sono stati trovati riferimenti riguardanti il TFA.

Il Rapporto 2023 dell’UE sui residui di pesticidi negli alimenti mostra che il 42% degli alimenti europei (frutta e verdura) venduti in Europa contiene residui di pesticidi. Di questi, più della metà dei campioni contiene residui di più pesticidi. Quindi la popolazione europea è esposta a miscele di pesticidi [3].

Anche PAN Europe, nel documento (p.to [32] della bibliografia), segnala la presenza di pesticidi che sono anche PFAS e che, durante la loro metabolizzazione, producono TFA.

EFSA nel documento citato al p.to [23] della bibliografia riporta che “anche le sostanze attive nei pesticidi possono essere costituite da PFAS“.

Vino

I PFAS possono influenzare diversi aspetti della produzione alimentare, non solo i prodotti freschi, ma anche le bevande da coltivazioni esposte a contaminazioni ambientali.

Per esempio, il vino, fatto con uve coltivate in terreni contaminati o irrigate con acqua inquinata, può contenere tracce di PFAS.

Uno studio di PAN Europe (vedi punto [1] della bibliografia) mostra un aumento preoccupante di TFA nel vino europeo. Sono stati analizzati vini da Austria, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Lussemburgo e Spagna. I risultati indicano concentrazioni significative, con valori fino a 100 volte più alti dei livelli medi già elevati trovati nelle acque superficiali e potabili.

Perché i PFAS destano preoccupazione

I PFAS sono noti per la loro straordinaria persistenza nell’ambiente e nel corpo umano. Una volta assorbiti attraverso alimenti o bevande, tendono ad accumularsi nell’organismo.

Dal documento di cui al p.to [5] della bibliografia si legge:

È stato dimostrato che i PFAS interagiscono con le proteine del sangue e si sospetta che causino diverse risposte patologiche, tra cui il cancro.

In virtù di ciò, con lo studio è stata fatta un’analisi “delle possibili fonti di PFAS e del loro potenziale accumulo nelle piante agricole, da dove possono trasferirsi all’uomo attraverso la catena alimentare”.

I PFAS rappresentano un rischio insostenibile per le generazioni presenti e future, a causa della loro estrema persistenza e delle evidenze scientifiche che collegano l’esposizione a effetti dannosi sulla fauna selvatica e sulla salute umana. Inoltre, uno studio recente (p.to [5] della bibliografia) evidenzia una correlazione diretta tra le concentrazioni di PFAS nel suolo e il bioaccumulo nelle piante. È stato osservato un diverso assorbimento tra i PFAS a catena lunga, come PFOA e PFOS, e quelli a catena corta (es.: GenX). L’assorbimento dei PFAS a catena lunga risulta basso in patate e cereali, mentre si registrano livelli elevati di accumulo in frutta e verdura a foglia.

Queste sostanze chimiche di origine antropica sono tra le più persistenti conosciute. Esistono prove chiare e incontrovertibili che attestano la contaminazione globale dell’ambiente, della fauna selvatica e delle popolazioni umane.

Cosa possiamo fare per ridurre la presenza di PFAS nell’ambiente

La sfida principale è ridurre l’immissione di PFAS nell’ambiente. Ecco alcune azioni concrete che possono contribuire a questo obiettivo:

  1. Monitoraggio e regolamentazione: è essenziale che le istituzioni ed i governi rafforzino le normative sui limiti di PFAS nei prodotti industriali, nell’ambiente e negli alimenti;
  2. Riduzione dell’uso industriale: promuovere alternative più sicure ai PFAS nei processi produttivi e nei prodotti di consumo;
  3. Trattamento delle acque reflue: implementare tecnologie avanzate per rimuovere i PFAS dagli scarichi industriali e dagli impianti di trattamento delle acque. A tale proposito nel p.to [6] della bibliografia ed anche lo studio condotto dall’Università Cattolica di Piacenza, presentato  alla conferenza europea SETAC, sono alcuni esempi che evidenziano possibilità di trattare, in un caso, e degradare con batteri specifici, nel secondo caso, la contaminazione ambientale;
  4. Consapevolezza dei consumatori: scegliere prodotti locali e biologici, quando possibile, può ridurre il rischio di esposizione a questi contaminanti;
  5. Ricerca e innovazione: investire in studi per sviluppare metodi efficaci per la bonifica di terreni e acque contaminati.

Conclusione

Anche noi cittadini possiamo fare la nostra parte.

Ridurre l’uso di prodotti con PFAS e informare le comunità sull’importanza di proteggere l’ambiente sono passi fondamentali.

In breve, i PFAS sono una sfida seria e urgente.

La loro presenza in cibo, acqua e bevande è un segnale che non possiamo ignorare.

Per risolvere questo problema serve l’impegno di istituzioni, industrie e cittadini, per un futuro più sano e sostenibile per tutti.

Per saperne di più

  • EFSA, Agenzia Europea per la sicurezza Alimentare, https://european-union.europa.eu
  • ECHA, European Chemical Agency, https://echa.europa.eu
  • Agenzia Europea per l’ambiente, EEA, https://www.eea.europa.eu/
  • Ministero della Salute, https://www.salute.gov.it/
  • ISS, www.iss.it
  • SNPA, https://www.snpambiente.it/
  • European Enviromental Bureau, EEB, https://eeb.org/

Le norme

  • Regolamento REACH (CE 1907/2006) del 18 dicembre 2006 concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (REACH), che istituisce un’agenzia europea per le sostanze chimiche, che modifica la direttiva 1999/45/CE e che abroga il regolamento (CEE) n. 793/93 del Consiglio e il regolamento (CE) n. 1488/94 della Commissione, nonché la direttiva 76/769/CEE del Consiglio e le direttive della Commissione 91/155/CEE, 93/67/CEE, 93/105/CE e 2000/21/CE;
  • Direttiva (UE) 2020/2184 del 16 dicembre 2020 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano;
  • Regolamento (UE) 2024/2462 del 19 settembre 2024 che modifica l’allegato XVII del regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio per quanto riguarda l’acido perfluoroesanoico (PFHxA), i suoi sali e le sostanze a esso correlate;
  • Raccomandazione (UE) 2022/1431 del 24 agosto 2022 relativa al monitoraggio delle sostanze perfluoroalchiliche negli alimenti;
  • Regolamento 2023/915 del 25 aprile 2023 relativo ai tenori massimi di alcuni contaminanti negli alimenti e che abroga il regolamento (CE) n. 1881/2006;
  • Direttiva 2000/60/CE del 23 ottobre 2000 che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque;
  • Regolamento (CE) 1935/2004 del 27 ottobre 2004 riguardante i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari e che abroga le direttive 80/590/CEE e 89/109/CEE;
  • Regolamento (CE) 850/2004 del 29 aprile 2004 relativo agli inquinanti organici persistenti e che modifica la direttiva 79/117/CEE;

Biografia

[1] Pesticide Action Network Europe, Study reveals alarming surge of forever chemical TFA in European wine, April 23, 2025;

[2] Pesticide Action Network Europe, Message from the Bottle – The Rapid Rise of TFA Contamination Across the EU;

[3] Pesticide Action Network Europe, Increase of pesticide cocktails in European food: New EFSA Report confirms widespread exposure, May 15, 2025;

[4] Risk to human health related to the presence ofperfluoroalkyl substances in food Panel on Contaminants in the Food Chain (EFSA CONTAM Panel),Dieter Schrenk, Margherita Bignami, et altri;

[5] Accumulation of perfluorinated alkyl substances (PFAS) in agricultural plants: A review, Environmental Research Volume 169, February 2019, Pages 326-341 Author Rossella Ghisi, Teofilo Vamerali, Sergio Manzetti;

[6] Viviamo in un mondo perfluorurato. Il punto di vista scientifico sulla termodistruzione dei PFAS. Due articoli pionieri su precauzione e incenerimento, 27 gennaio 2022, di Vitalia Murgia (ISDE), Stefano Polesello (CNR-IRSA);

[7] Report, TFA in Water, Dirty PFAS Legacy Under the Rada;

e ancora …

[8] Trifluoroacetato (TFA) – Invisibile, inosservato, non problematico? Perché questo non si applica a TFA, Autore: Tanja Vollmer, TZW: Centro tecnologico DVGW per l’acqua, 5 febbraio 2025;

[9] Documento di riferimento dell’UBA: Riduzione degli apporti chimici nelle acque – Il trifluoroacetato (TFA) come sostanza persistente e mobile da molteplici fonti – Fonti, vie di immissione, concentrazioni ambientali di TFA e approcci normativi, Agenzia Federale per l’Ambiente;

[10] Interrogazione parlamentare – E-001786/2025, Urgenza di regolamentare l’acido trifluoroacetico (TFA) ed eliminare gradualmente i pesticidi PFAS per salvaguardare la resilienza idrica e la salute pubblica nell’UE, 2.5.2025;

[11] Joudan, S.; Silva, Amila O. de; Young, CJ (2021): Prove insufficienti dell’esistenza di acido trifluoroacetico naturale. In: Environmental science. Processes & impacts  23 (11), pp. 1641–1649;

[12] Solomon, K.R.; Velders, GJM; Wilson, S.R.; Madronich, S.; Longstreth, J.; Aucamp, P.J.; Bornman, JF (2016): Fonti, destini, tossicità e rischi dell’acido trifluoroacetico e dei suoi sali. Rilevanza per le sostanze regolamentate dai Protocolli di Montreal e di Kyoto. In: Journal of toxicology and environmental health. Parte B, Revisioni critiche  19 (7), pp. 289-304;

[13] Cahill, TM (2022): Aumento delle concentrazioni di trifluoroacetato nelle acque superficiali nell’arco di due decenni. In: Environmental science & technology  56 (13), pp. 9428–9434;

e ancora …

[14] November 2021, Reducing the input of chemicals into waters: trifluoroacetate (TFA) as a persistent and mobile substance with many source, German Environment Agency;

[15] Manifesto per l’urgente messa al bando dei PFAS, “sostanze chimiche per sempre”, Sottoscritto da 122 gruppi della società civile europea e non solo, Maggio 2023;

[16] IRSA-CNR, Distribuzione dei PFAS nelle acque italiane: i risultati del progetto, Stefano Polesello;

[17] Le Monde, ‘Forever pollution’: Explore the map of Europe’s PFAS contamination, Published on February 23, 2023, (Paris), updated on December 2, 2024;

[18] ISPRA, Linee Guida 305/2019 “Indirizzi per la progettazione delle reti di monitoraggio delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nei corpi idrici superficiali e sotterranei”, Dicembre 2018;

[19] Arpav, Sostanze perfluoro alchiliche (PFAS), 18/10/2024;

[20] Pesticide action network (PAN) Europe, TFA nell’acqua: l’eredità sporca dei PFAS sotto il radar, 27/05/2024;

e ancora:

[21] European Environmental Bureau (EEB), High-level European politicians polluted by PFAS, Blood tests show EU politicians also exposed to “forever chemicals”, a silent threat to public health, 31 January 2024;

[22] The 2023 European Union report on pesticide residues in food, European Food Safety Authority (EFSA) | Luis Carrasco Cabrera | Giulio Di Piazza |Bruno Dujardin | Emanuela Marchese | Paula Medina Pastor;

[23] EFSA, Sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), 20 Settembre 2024;

[24] ISS, Contaminazione da sostanze prfluoroalchiliche in Veneto, Valutazione dell’esposizione alimentare e caratterizzazione del rischio, relazione finale;

[25] European Environmental Bureau (EEB), Largest ever public screening finds “alarmingly high” chemical exposure,  11 July 2023;

[26] HBM4EU Documento Programmatico, Giugno 2022, Iniziativa europea di biomonitoraggio umano;

[27] HBM4EU, Substance report, June 2022, Per- and poly-fluoroalkyl substances (PFAS);

e ancora:

[28] Eschauzier, C., et al. (2012). Impact of Treatment Processes on the Removal of Perfluoroalkyl Acids from the Drinking Water Production Chain, Environ. Sci. Technol. 46 (3), p.p. 1708-1715;

[29] Sun, M., et al. (2016). Legacy and Emerging Perfluoroalkyl Substances Are Important Drinking Water Contaminants in the Cape Fear River Watershed of North Carolina, Environmental Science & Technology Letters, 3(12), p.p. 415-419.

[30] Gebbink, W. A., et al. (2017). Presence of Emerging Per- and Polyfluoroalkyl Substances (PFAS) in River and Drinking Water near a Fluorochemical Production Plant in the Netherlands, Environmental Science & Technology, 51(19), p.p. 11057-11065;

[31] Gebbink, W. A., et al. (2017). Presence of Emerging Per- and Polyfluoroalkyl Substances (PFAS) in River and Drinking Water near a Fluorochemical Production Plant in the Netherlands, Environmental Science & Technology, 51(19), p.p. 11057-11065;

[32] PAN Europe, EU Pesticide meeting: Reprotoxic, Hormone-Disrupting, and Forever Pesticides, 14 Maggio 2025;

Nota/Legenda:

(a): PFOA, PFNA, PFDA, PFUnDA, PFHxS, PFHpS e PFOS

Nota 1

  • PFBA Acido perfluorobutanoico;
  • PFPeA Acido perfluoropentanoico;
  • PFBS Acido perfluorobutansolfonico o perfluorobutansolfonato;
  • PFHxA Acido perfluoroesanoico;
  • PFHpA Acido perfluoroeptanoico;
  • PFHxS Acido perfluoroesansolfonico o perfluoroesansolfonato;
  • PFOA Acido perfluoroottanoico;
  • PFOS Acido perfluoroottansolfonico o perfluoroottansolfonato;
  • PFNA Acido perfluorononanoico;
  • PFDA Acido perfluorodecanoico;
  • PFUnA Acido perfluoroundecanoico;
  • PFDoA Acido perfluorododecanoico;

Nota 2

  • PFHpS Acido Perfluoro 1-eptansulfonico;
  • C6O4 F-DIOX Acid perfluoro([5-methoxy-1,3-dioxolan-4-yl]oxy) acetic acid
  • HFPO-DA, acido dimero dell’ossido di esafluoropropilene. E’ un acido perfluoroalchil etere carbossilico (PFECA). Nome informale: “GenX”.

Immagine dell’articolo creata dall’autore con l’ausilio di Perplexity AI.

Pubblicato il 26 Luglio 2025

Autore: Marco Morelli