Privacy Policy Cookie Policy Alcol e le bevande alcoliche – ChimicaOne

Alcol e le bevande alcoliche

Qualche notizia

A temperatura ambiente l’alcol, quindi anche quello contenuto nelle bevande alcoliche, è un liquido: limpido, incolore e volatile. Solitamente si ottiene dalla distillazione di soluzioni zuccherine sottoposte a fermentazione anaerobica e nei processi industriali.

Immagine 1: tratta dal sito internet di ECHA: https://echa.europa.eu/

Nel sito dell’ECHA si legge che: “Secondo la classificazione e l’etichettatura armonizzate (CLP00) approvate dall’Unione Europea, questa sostanza è un liquido e un vapore altamente infiammabile”.

Parliamo di alcol ed intendiamo alcol etilico o etanolo con formula chimica: C2H5 – OH (vedi immagine 1), e numero di CAS: 64-17-5. Questo alcol è capace di solubilizzare vari tipi di sostanze. Si miscela con quelle idrofile, ossia affini all’acqua, e quelle lipofile cioè affini alle sostanze grasse.

E’ risaputo che nella fermentazione alcolica si trovano anche dei sottoprodotti quali: metilico, propilico, butilico ecc. che, tuttavia, non sono oggetto di interesse nel presente articolo.

Nei paesi dell’Unione Europea, per gli usi alimentari, quindi anche per le bevande alcoliche, è impiegato alcol esclusivamente di origine agricola, il cosidetto alcol di fermentazione con caratteristiche stabilite dalla normativa vigente (vedi art. 5 del Reg. 2019/787).

Si precisa che l’alcol, con i medesimi requisiti e purezza, si può ottenere anche nei processi industriali. In questi casi, di solito, l’etanolo trova applicazione come solvente, disinfettante, combustibile, ecc.

L’alcol per uso tecnico (ottenuto industrialmente) viene denaturato con l’aggiunta di idonee sostanze (acetone, benzina, piridina, ecc.) rendendolo appositamente velenoso e quindi inutilizzabile per scopi alimentari.

A differenza dell’etanolo ottenuto per fermentazione, l’alcol denaturato non è soggetto ad alcuna imposta.

Fermentazione

Immagine 2: schema predisposto dall’autore. Formule di struttura tratte dal sito internet di ECHA e di Wikipedia.

La fermentazione di una materia prima zuccherina produce alcol.

Di solito gli zuccheri sono contenuti in materie prime quali: cereali, frutta, uva da vino, ecc. Il processo fermentativo avviene in presenza di microrganismi (es.: lieviti, batteri), che sono in grado di convertire tali zuccheri in etanolo ed anidride carbonica (vedi immagine 2).

In primo luogo avviene la scissione dei disaccaridi in zuccheri semplici, consentendo al microrganismo di attuare la glicolisi formando prima piruvato, quindi per azione di un altro enzima si forma l’acetaldeide e l’anidride carbonica.

In secondo luogo interviene un altro enzima che trasforma l’aldeide acetica in etanolo.

La reazione

La reazione chimica riguardante la fermentazione è stata scritta, in forma sintetica, da J.L. Gay Lussac nel 1800 circa:

C6H12O6 -> 2C2H5-OH + 2CO2

Con la fermentazione alcolica si possono ottenere: birra, vino, ecc.

L’attività dei microrganismi, responsabili della fermentazione, si ferma quando il tenore di alcol raggiunge circa i 14-18%. Questo significa che per disporre di etanolo ad una concentrazione superiore bisogna ricorrere a processi di distillazione.

Alcol e le bevande alcoliche: unità alcolica

Per tradizione e per cultura non c’è Regione/Provincia autonoma italiana dove non si consumino bevande alcoliche contenenti etanolo.

Il tenore di alcol, ossia il titolo alcolometrico, cambia a seconda della tipologia di bevanda alcolica. Rappresenta i ml di alcol presenti in 100 ml di bevanda alla temperatura di 20°C. L’etichetta, che aiuta il consumatore a conoscere le caratteristiche della bevanda, riporta la quantità di alcol in:”% vol.”.

Ad esempio, consumare un volume di 100 ml di vino con 13 % vol. di alcol equivale ad ingerire:

100 x 13/100 = 13 ml di alcol

che corrispondono a 10.3 g di alcol con 0.79 g/ml la densità dell’etanolo.

Immagine 3: figura tratta dal sito internet di Epicentro, ISS

Pertanto bere un calice di 100 ml di vino significa ingerire circa 10 g di alcol.

La quantità di alcol che ingeriamo in una bevanda alcolica (drink) viene definita “unità alcolica (UA)” ed è differente nei vari paesi perchè diverse sono le abitudini alimentari.

Nel sito internet del Ministero della Salute troviamo che “lunità alcolica è pari a 12 grammi di alcol puro, che corrispondono alla quantità di alcol contenuta in:

  • un bicchiere (125 ml) di vino di media gradazione (12°);
  • una lattina (330 ml) di birra di media gradazione (4,5°);
  • un bicchierino (40 ml) di superalcolico a 40°“.

Alcol: è un nutriente?

Sempre nel sito internet del Ministero della Salute di legge: “L’alcol, al contrario di quanto si ritiene comunemente, non è nutriente (come lo sono, ad esempio, le proteine, i carboidrati o i grassi alimentari) e il suo abuso è tossico per l’organismo e le sue funzioni“. 

Il CREA con il documento di cui al p.to [3] della bibliografia ribadisce che, contrariamente a quanto si crede, l’etanolo non è un nutriente malgrado sia una fonte importante di energia (7 calorie per grammo). Quindi mediamente bevendo un calice di vino di 125 ml con 12% di alcol si assumono poco meno di 85 calorie.

Pertanto gli apporti calorici che derivano dal consumo di bevande alcoliche sono definite come “calorie vuote” in quanto tali bevande non sono un nutriente.

Immediata la considerazione che ne consegue: se si vuole ridurre il proprio peso corporeo, è necessario limitare il consumo di alcol e delle bevande alcoliche o, ancora meglio, smettere di berle, poiché l’apporto calorico si somma a quelle degli altri alimenti consumati con la dieta.

Tipologie di bevande alcoliche

Il mercato offre svariate bevande alcoliche con un differente tenore di etanolo. Tra queste ricordiamo quelle:

fermentate

Il vino e la birra, ma non solo, rientrano in questa categoria:

  • nel vino: mediamente contiene da 9 a 15 % di alcol ottenuto dalla fermentazione dell’uva da vino o del mosto. Un maggior contenuto di zucchero nell’uva all’atto della vendemmia, determina un maggiore tenore zuccherino nel mosto e quindi potenzialmente il vino risulterà più alcolico. I vini liquorosi, con un tenore di alcol da 16 al 21 % circa, si ottengono aggiungendo liquore al vino (es.: Marsala, ecc.).
  • nella birra: solitamente ha un tenore alcolico inferiore al vino (3 – 9%). Si ottiene dalla fermentazione di mosto a base di malto d’orzo o di altri cereali: grano, mais, avena, ecc. Il colore della birra è dovuto al differente grado di tostatura, mentre l’aroma deriva dal luppolo.

distillati

Sono bevande con un tenore alcolico superiore (35 – 50%) ottenute per distillazione. Rientrano tra questi prodotti: le grappe, i brandy, i rhum, i cognac, ecc.

Immagine 4: grafico tratto dal documento di cui al p.to [14] della bibliografia

liquori

I liquori o bevande liquorose sono prodotti ottenuti partendo da alcol puro che vengono aromatizzati, dolcificati ed eventualmente colorati. Hanno un tenore alcolico compreso nel range 21 – 50%. Rientrano tra questi prodotti gli amari, i digestivi, ecc.

alcolpops o ready to drink

Gli alcolpops sono bevande dolci introdotte sul mercato circa una decina di anni fa. Sono delle bevande gassate, al gusto di limonata (o altri gusti), servite fredde, che contengono rhum o vodka o altri liquori. Hanno un tenore alcolico basso (circa 4%). Sono bevande dolci, pubblicizzate e predisposte per conquistare la popolazione più giovane.

Alcol e le bevande alcoliche: alcuni numeri

Rapporto Istisan 21/7

Immagine 5: grafico tratto dal documento di cui al p.to [14] della bibliografia

Consultando i dati riportati sul Rapporto Istisan 21/7 (bibliografia: punto [14]) si riscontra che “l’analisi del trend del consumo medio (lt di alcol) pro-capite mostra che in Italia (simbolo cerchio nell’immagine 4) il valore è passato da 19,72 nel 1970 a 7,81 nel 2018 e la diminuzione – AAPC (Annual Average Percentage Change) è stata maggiore rispetto a quella registrata a livello medio europeo (simbolo triangolo nell’immagine 4). In Italia così come in Europa, nel corso degli anni la maggior parte dei litri di alcol puro sono da sempre consumati bevendo vino, seguito da birra e in ultimo da liquori“.

E ancora: “L’analisi dei dati degli ultimi 10 anni mostra una diminuzione, per entrambi i generi, della prevalenza dei consumatori di vino tra il 2009 e il 2014 ma l’andamento appare diversificato per genere negli anni successivi; per gli uomini il dato di prevalenza ha subito delle oscillazioni tra il 2014 e il 2019 mentre per le donne si conferma un trend in crescita dell’indicatore” (vedi immagine 5).

tabella 1: tabella tratta dal documento di cui al p.to [11] della bibliografia

Altri riferimenti

Nel sito internet: I Numeri del Vino, di cui al punto [11] della bibliografia, è stata tratta la tabella 1 che evidenzia i consumi di bevande alcoliche per classi di consumo.

Nel sito internet del CDC – Centers for disease control and prevention, di cui al punto [13] della bibliografia è stato affrontato il bere nella popolazione giovanile e gli effetti sulla salute.

Si legge: “Gli studi hanno dimostrato che l’uso di alcol da parte di adolescenti e giovani adulti aumenta il rischio di lesioni sia mortali che non. La ricerca ha anche dimostrato che le persone che fanno uso di alcol prima dei 15 anni hanno sei volte più probabilità di diventare dipendenti dall’alcol rispetto agli adulti che iniziano a bere all’età di 21 anni. Altre conseguenze dell’uso di alcol tra i giovani includono un aumento dei comportamenti sessuali a rischio, scarso rendimento scolastico, e aumento del rischio di suicidio e omicidio“.

Alcol e le bevande alcoliche: gli effetti

L’articolo: “Alcol, non ci sono più le soglie di una volta“, sito internet di Epicentro – ISS, si legge: “Non esistono soglie di consumo di alcol, neppure molto basse, considerate sicure per la salute: questo, in estrema sintesi, il messaggio della recente metanalisi di The Lancet – realizzata per il Global Burden of Disease Study”. Lo studio faceva riferimento genericamente all’alcol etilico contenuto nelle bevande alcoliche. La conclusione è stata: “a dosi basse e al netto dei possibili effetti protettivi, prevalgono comunque i rischi per la salute”. E ancora: “…solo l’astensione totale dall’alcol azzera i rischi per la salute“.

Nel sito internet della Società italiana di alcologia (SIA), leggendo il documento di cui al punto [8] della bibliografia si apprende: “l’alcol risulta … fonte di danno diretto alle cellule di molti organi tra cui i più vulnerabili sono il fegato e il sistema nervoso centrale“.

Nel documento del Ministero della Salute “I danni dell’alcol“, (bibliografia: punto [12]), si riporta:” L’alcol è una sostanza tossica, potenzialmente cancerogena e con la capacità di indurre dipendenza“.

Immagine 6: grafico tratto dal documento di cui al p.to [14] della bibliografia

E’ risaputo altresì che l’alcol quando arriva al cervello genera euforia, produce un effetto sedativo, e, malgrado non sempre ci si renda conto, altera i meccanismi di azione delle normali funzioni, quelle che vengono eseguite istintivamente. Induce il conducente di un automezzo a comportamenti temerari, aumentando la fiducia nelle proprie capacità. Con una crescente quantità di alcol nel sangue si raggiungono effetti che vanno da: un rallentamento dei riflessi, difficoltà di coordinazione, diminuzione della percezione degli stimoli sonori e luminosi, limitata capacità di reazione, riduzione della capacità di valutazione delle distanze, ecc.

Binge drinking

Nel nostro Paese consumare vino ai pasti principali, nel fare collettivo è considerato parte integrante dell’alimentazione e della vita sociale. Negli ultimi anni le abitudini sono cambiate. Si consumano bevande alcoliche (es.: birra, ma non solo!) lontano dai pasti (vedi immagine 6) o quantità importanti di alcol in un arco di tempo ristretto (binge drinking).

Con binge drinking si intende un consumo di oltre 6 UA in un unica occasione. Questa usanza è nata nei paesi del nord Europa, e da anni è molto diffuso anche in Italia (vedi Bibliografia punto [14]). E’ praticata dalla fascia più giovane della popolazione.

Immagine 7: grafico tratto dal documento di cui al p.to [14] della bibliografia

Il binge drinking è un comportamento a rischio per la salute e pertanto da evitare.

Nel grafico di cui all’immagine 7 mostra che la prevalenza (%) di consumatori binge drinking per i maschi è in calo, mentre per le femmine non si registrano variazioni significative.

Sul sito internet di Epicentro – ISS, nel documento “Indicatori Passi: consumo di bevande alcoliche”, si legge che “L’Oms elenca il consumo fuori pasto tra i fattori, che determinano un aumento della mortalità…”

Studi ed indicazioni

Nel documento del CREA di cui al punto [3] della bibliografia si trova:

"Secondo le principali Agenzie internazionali di Salute Pubblica, l'alcol è una sostanza tossica e cancerogena, tanto che IARC classifica le bevande alcoliche nel gruppo 1 (sicuramente cancerogene per l'uomo). Il suo consumo prolungato e cronico è associato quindi ad un aumentato rischio di cancro ed è molto difficile stabilire una quantità assolutamente priva da rischi per la salute". 

Nel documento della Società Italiana di Alcologia (SIA) “Alcol: sai cosa bevi? – Più sai, meno rischi!” (Bibliografia: punto [8]) si legge:

"L’alcol viene assorbito per il 20% dallo stomaco e per il restante 80% dalla prima parte dell’intestino. Se lo stomaco è vuoto, l’assorbimento è più rapido. L’alcol assorbito passa nel sangue e dal sangue al fegato, che ha il compito di distruggerlo. Finché il fegato non ne ha completato la “digestione”, l’alcol continua a circolare diffondendosi nei vari organi. ...
Circa il 90-98% dell’alcol ingerito viene rimosso dal fegato. Il restante 2- 10% viene eliminato attraverso l’urina, le feci, il respiro, il latte materno, le lacrime, il sudore, la traspirazione. La velocità con cui il fegato rimuove l’alcol dal sangue varia da individuo a individuo ed è circa 1/2 bicchiere tipo di bevanda alcolica all’ora, quindi 1 bicchiere richiede due-tre ore per essere smaltito".
Immagine 8: figura tratta dal documento di cui al punto [10] della bibliografia

IARC un nuovo studio

Un nuovo studio (vedi p.ti [9] e [10] della bibliografia) condotto da scienziati dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) mostra che:

" circa 741 000 nuovi casi di cancro nel 2020 sono stati associati al consumo di alcol a livello globale. Gli uomini rappresentavano circa i tre quarti dei casi totali di cancro attribuibili all'alcol. I ricercatori hanno quantificato la proporzione di nuovi casi di cancro associati a vari livelli di consumo di alcol, i modelli rischiosi e di consumo eccessivo - l'equivalente di più di due bevande alcoliche al giorno (20 grammi o più di alcol al giorno) - hanno rappresentato il maggior onere di tumori attribuibili all'alcol. Tuttavia, il consumo da leggero a moderato (fino a due bevande alcoliche al giorno) ha rappresentato il 14% dei casi totali attribuibili all'alcol e ha rappresentato oltre 100.000 nuovi casi di cancro in tutto il mondo".

Alcol e bevande alcoliche: alcuni consigli

Bere in compagnia è uno dei piaceri della vita. A fronte di quanto raccolto nei documenti bibliografici precedentemente citati, risulta spontaneo chiedersi: è possibile consumare le bevande alcoliche conservando un buono stato di salute? Esistono delle quantità che si possono bere in sicurezza ?

Già sappiamo che l’alcol fornisce 7 calorie/g, non è un nutriente e, quindi, il suo consumo non è utile all’organismo o alle sue funzioni.

Sul sito internet del Ministero della Salute, nel documento “Alcol“, (bibliografia: punto [7]) si legge:

Non esiste un consumo di alcol sicuro e raccomandabile. 
Un consumo considerato a basso rischio può essere indicato entro il limite massimo di:
- 2 unità alcoliche: al giorno per l’uomo di età compresa tra i 18 e i 65 anni
- 1 sola unità alcolica: per le donne e per le persone con più di 65 anni
da consumarsi durante i pasti.

Inoltre, sempre nel documento della SIA (Bibliografia: punto [8]) si legge:”

In base alle conoscenze attuali non è possibile identificare delle quantità di consumo alcolico raccomandabili o “sicure” per la salute. 
Ai fini della tutela della salute è più adeguato parlare di quantità “a basso rischio”, evidenziando che il rischio esiste a qualunque livello di consumo ed aumenta progressivamente con l’incremento delle quantità di bevande alcoliche consumate.
È da considerare a basso rischio una quantità di alcol giornaliera da assumersi durante i pasti principali (non fuori pasto) che non deve superare i 20-40 grammi per gli uomini e i 10-20 grammi per le donne.
Queste quantità devono essere ulteriormente ridotte negli anziani e nei giovani. 

Meglio vino bianco, rosso o birra? (aggiornamento del 02.05.22)

E’ stato condotto uno studio dall’Università dello Iowa (vedi articolo di cui al p.to [17] della bibliografia). Tra gli scopi principali: quello di valutare come diversi tipi di bevande alcoliche possono influenzare in modo differente la composizione corporea. Si fa riferimento ad una correlazione fra il consumo delle bevande (birra/sidro, liquori, vino rosso e vino bianco/champagne) preferite dai consumatori, oggetto del campione statistico e la composizione corporea (massa adiposa viscerale, massa adiposa, massa muscolare magra e densità minerale ossea) in un campione di adulti britannici (40–80 anni; 59% maschi). Sono state trovate associazioni tra il tessuto adiposo ed il tipo di alcol. Nello studio si evidenzia che un maggior consumo di birra è correlabile ad una maggiore massa viscerale, in particolare per coloro che consumano birra con una più elevata percentuale di alcol in volume e quindi un conseguente aumento di calorie nella bevanda.

Per contro lo studio ha evidenziato che chi beve vino:

  • rosso: ha avuto una associazione inversa con la massa adiposa. Sembra dovuto alla presenza di un polifenolo (resveratrolo) maggiormente presente nel vino rosso che in quello bianco;
  • bianco: non ha mostrato alcuna relazione con l’adiposità. Inoltre il vino bianco, rispetto al rosso, contiene polifenoli specifici che sembrano responsabili di una associazione diretta con la densità minerale ossea. Tuttavia tale caratteristica merita ulteriori ricerche.

Il lavoro che sarà sviluppato nel futuro dovrebbe confermare o meno quanto indicato in maniera estremamente sintetica.

Considerazioni

Raccogliendo le informazioni desunte dai riferimenti bibliografici riportati si giunge ad una conclusione, la stessa dell’Organizzazione mondiale della Sanità (vedi Bibliografia: punto [8]):

Alcol? Meno è meglio!


Sempre nel documento del SIA (Bibliografia: punto [8]) “sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che il National Institute of Health (NIH) degli Stati Uniti ribadiscono che nessun individuo può essere sollecitato al consumo anche moderato di bevande alcoliche, considerando il rischio che l’uso di alcol comporta per l’organismo.
Inoltre gli individui che non bevono non possono e non devono essere sollecitati a modificare il proprio atteggiamento“.

Quantità

Se un consumatore vuole avere contezza di quanto ha bevuto in un certo periodo (es.: una settimana, un mese, ecc.) il suggerimento fornito dal SIA (Bibliografia: punto [8]) è quello di: “contare il numero di bicchieri di alcolici che giornalmente o abitualmente si bevono“.

E da questo conteggio si possono desumere le seguenti considerazioni:

Immagine 9: figura tratta dal documento di cui al punto [8] della bibliografia

Sempre nel citato documento del SIA: “Anche se il consumo fosse inferiore a tali valori si possono comunque correre dei rischi, pertanto se proprio si sceglie di bere…allora bisogna ricordarsi che:

"meno è meglio" e "Conta i bicchieri, perché loro contano".

Nel documento del CDC (Bibliografia: punto [13]) si trovano informazioni circa il significato del bere pesantemente. Il consumo eccessivo di alcol è in genere definito:

  • “Per gli uomini: 15 drink o più a settimana. 
  • Per le donne: 8 drink o più a settimana”.

Altre indicazioni le troviamo nel libro: “La grande via. Alimentazione, movimento, meditazione per una lunga vita felice, sana e creativa” autori Franco Berrino e Luigi Fontana, Oscar Mondadori Libri, il paragrafo: “limitiamo il consumo di alcolici” termina con la frase:

… evitare di bere alcol tutti i giorni!“.

Frase perentoria e sicuramente da attuare, che si aggiunge alle altre riportate in questo breve articolo, ma che lascia un piccolo spazio ad un consumo “ragionato”, sempre accompagnato dalla moderazione, per assaggiare le tante prelibatezze che il nostro bel Paese mette a disposizione.

Il falso mito (aggiornamento del 22.03.22)

Dalle news dell’AIRC ho avuto la possibilità di leggere l’articolo: “Il falso mito dell’alcol come toccasana per il cuore” – autori Agenzia Zoe pubblicato sul sito web https://www.airc.it/news/ [16].

Riporta il risultato di uno studio, condotto nel periodo 2006-2010. Per la parte riguardante l’alcol ed il rischio cardiovascolare, i ricercatori hanno esaminato circa 350.000 partecipanti. Di questi avevano:

  1. consumato alcol in quantità e frequenza diversificata: 333.000 persone;
  2. non hanno mai consumato bevande alcoliche, nemmeno saltuariamente: 22.000 persone.

Quindi è stato valutato quanti soggetti, dei gruppi 1 e 2, erano stati interessati da eventi cardiovascolari.

E’ emerso, si legge nell’articolo [16]:

“Rispetto ai bevitori, confermiamo che chi non ha mai fatto uso di bevande alcoliche sembra avere un rischio cardiovascolare più alto”

Gli Autori dell’articolo ritengono che il confronto dei gruppi, di cui ai punti 1 e 2, precedenti porterebbe a sottostimare l’effetto dell’alcol, e per di più, attribuendogli un effetto protettivo per la salute.

Altro aspetto coinvolto nello studio riguardava la tipologia di consumo di alcol: vino, birra o super alcolici. Sembrava che chi consumava vino, rispetto a chi beveva birra e super alcolici, anche in moderate quantità, avesse meno probabilità di andare in ospedale per effetti riguardante vasi e cuore.

Tuttavia, gli Autori precisano [16] che in realtà il rischio di incorrere in problemi cardiovascolari non si riduce.

L’articolo [16] termina riportando che:

l’alcol non ha nessun effetto protettivo sulla salute

ed anche:

con un consumo inferiore alle 14 unità alcoliche alla settimana si ha un aumento del rischio cardiovascolare“.

Note

La fonte delle immagini contraddistinte con i numeri 4, 5, 6 e 7 tratte dal documento Rapporto Istisan 21/7, sono rispettivamente:

  • immagine 4: Elaborazioni ONA-ISS e WHO CC Research on Alcohol su dati pubblicati nel European Health for All database (HFA-DB) della WHO-Europa
  • immagini 5, 6, 7: Elaborazioni ONA-ISS e WHO CC Research on Alcohol su dati dell’Indagine ISTAT Multiscopo sulle famiglie

Norme

  • Regolamento (UE) 2019/787 del 17 aprile 2019 relativo alla definizione, alla designazione, alla presentazione e all’etichettatura delle bevande spiritose, all’uso delle denominazioni di bevande spiritose nella presentazione e nell’etichettatura di altri prodotti alimentari, nonché alla protezione delle indicazioni geografiche delle bevande spiritose e all’uso dell’alcole etilico e di distillati di origine agricola nelle bevande alcoliche, e che abroga il regolamento (CE) n. 110/2008
  • Regolamento (UE) n. 1151/2012 del 21 novembre 2012, sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari…
  • Regolamento (UE) n. 1169/2011 del 25 ottobre 2011, …
  • Regolamento (CE) n. 110/2008 del 15 gennaio 2008, …
  • Regolamento di esecuzione (UE) n. 716/2013, del 25 luglio 2013, …

Per saperne di più

Consultare i seguenti siti internet:

  • Ministero della Salute, https://www.salute.gov.it
  • ISS – Istituto Superiore di Sanità, https://www.iss.it
  • Epicentro – ISS, L’epidemiologia per la sanità pubblica, https://www.epicentro.iss.it
  • CREA, https://www.crea.gov.it
  • IARC – International Agency for research on cancer, https://iarc.who.int
  • AIRC – Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro ETS, https://www.airc.it/news/
  • CDC – Centers for disease control and prevention, https://www.cdc.gov/
  • Alcolismo.info, https://alcolismo.info/
  • SIA – Società italiana di alcolismo, http://www.alcologiaitaliana.com/

Bibliografia

[1] La Chimica di tutti i giorni, G.Vollmer e M.Franz, Zanichelli
[2] Fermentazione alcolica,Come avviene la fermentazione alcolica, chimica-online.it
[3] CREA, Linee guida per una sana alimentazione, revisione 2018
[4] Epicentro, L’epidemiologia per la sanità pubblica – Istituto Superiore di Sanità, Indicatori Passi: consumo di bevande alcoliche, https://www.epicentro.iss.it/passi/indicatori/alcol
[5] Quattrocalici, Il Colore dei vini, https://www.quattrocalici.it/conoscere-il-vino/colore-vino/
[6] Alcolismo.info – Centro di recupero per alcolisti,Cosa Sono gli Alcolpops, https://alcolismo.info/
[7] Ministero della salute, Alcol, https://www.salute.gov.it/
[8] Società italiana alcologia, Alcol: sai cosa bevi? – Più sai, meno rischi!, Società Italiana di Alcologia,Associazione Italiana dei Club degli Alcolisti in Trattamento,Istituto Superiore di Sanità Osservatorio Nazionale Alcol, Centro Collab. dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la Ricerca e la Promozione della Salute su Alcol e Problemi Alcol-correlati, Centro Alcologico Regionale della Toscana, quarta edizione 2008
[9] Rumgay H, Shield K, Charvat H, Ferrari P, Sornpaisarn B, Obot I, et al. Global burden of cancer in 2020 attributable to alcohol consumption: a population-based study. Lancet Oncol. Published online 14 July 2021. https://doi.org/10.1016/S1470-2045(21)00279-5
[10] IARC, Ultimi dati globali sul carico di cancro e sul consumo di alcol, https://iarc.who.int/search/alcool
[11]I numeri del vino,Il consumo di vino e bevande alcoliche in Italia – aggiornamento ISTAT 2019, http://www.inumeridelvino.it/2020/06/il-consumo-di-vino-e-bevande-alcoliche-in-italia-aggiornamento-istat-2019.html
[12] Ministero della Salute, I danni dell’alcool, 12 marzo 2021
[13] CDC, Nozioni sull’alcol, domande frequenti, https://www.cdc.gov/alcohol/faqs.htm#moderateDrinking
[14] ISS, Rapporto Istisan 21/7, Epidemiologia e monitoraggio alcol-correlato in Italia e nelle Regioni, Valutazione dell’Osservatorio Nazionale Alcol sull’impatto del consumo di alcol ai fini dell’implementazione delle attività del Piano Nazionale Alcol e Salute, Rapporto 2021
[15] ISS-Epicentro, Indicatori Passi: consumo di bevande alcoliche, https://www.epicentro.iss.it/passi/indicatori/alcol
[16] AIRC, Il falso mito dell’alcol come toccasana per il cuore, 21/03/22
[17] Wiley, Obesity Science and Pratice, Beer, wine, and spirits differentially influence body composition in older white adults–a United Kingdom Biobank study, Brittany A. Larsen & Other

Pubblicato il 27 ottobre 2021

aggiornamento del 22 marzo 2022

aggiornamento del 02 maggio 2022

Autore: Marco Morelli