Privacy Policy Cookie Policy Il carro tipo FF (ex EE, poi Ghks, Ghkrs) delle F.S. – ChimicaOne

Il carro tipo FF (ex EE, poi Ghks, Ghkrs) delle F.S.

di Rodolfo B. – Aggiornamento 23 aprile 2022

I prototipi delle FS.

Il carro tipo FF è molto caratteristico: ha una forma particolare che lo fa subito classificare come un “tipico carro italiano”,come un po’ tutte le variazioni del carro tipo F. Nel corso degli anni, esso è stato costruito in sette varianti. La prima risale al 1925 ed era costituita da 600 carri, con passo da 8.000 mm, garitta, cassa in legno a doghe verticali e imperiale a sagoma tonda. Essi nel 1955 diverranno FFma senza o con garittacon una modifica importante: l’imperiale (il tetto) verrà innalzato da 3813 mm 4146 mm. Una terza variante è costituito da carri permanentemente accoppiati, con cassa metallica, 8 sportelli bassi per ogni fiancata e passo da 8.000 mm; la quarta corrisponde ai carri FFI con intercomunicante a mantice. Rimangono i tre tipi che saranno argomento di questo articolo e sono riportati nei seguenti “figurini” delle F.S., che sembrano uguali ma in realtà non lo sono:

Tavola n° 42 - Carro Serie FF del 1937
42a tavola – Fonte: “rotaie.it”
Tavola n° 43 - Carro Serie FF del 1942
43a tavola – Fonte: “rotaie.it”
Tavola n° 45 - Carro Serie FF del 1942-46.
45a tavola- Fonte: “rotaie.it”

Com’è facilmente verificabile, i carri del 1937 e del 1942 hanno il passo lungo 8.500 mm. Invece la serie risalente al 1942-46 ha un passo di “soli” 8.000 mm. Tutti hanno la cassa metallica con foderine in legno all’interno e il tetto a spiovente; gli aeratori sono bassi e possono essere dodici o venti, mentre le aperture superiori grigliate sono otto. Importante notare che la capacità è superiore a 50 m3, cosa importante per la marcatura, come vedremo.

La variazione della marcatura nel corso del tempo.

Nel 1905 avvenne l’unificazione delle reti italiane e ciò comportò nuove livree e la nuova marcatura “F.S. Italia”. Dopo la sua adozione, essa subì numerosi cambiamenti nel corso degli anni, con modifiche, innovazioni e abrogazioni. Nel 1965 venne sostituita dalla marcatura uniforme internazionale, ma molti carri arrivarono fino alla fine degli anni settanta ancora con marcatura “FS Italia”.

La marcatura “FS Italia”

Nel corso del tempo il logo delle Ferrovie dello Stato variò dalla forma “F.S.” a quella “F.S” fino al semplice “FS”. La marcatura era basata su un sistema alfanumerico. I carri immatricolati presso le FS erano contraddistinti in base a lettere di serie maiuscole (il tipo di carro) e lettere di sottoserie per lo più minuscole (l’utilizzo previsto e altre caratteristiche). Un numero di servizio di sei o sette cifre indicava il singolo carro del tipo a cui apparteneva.

La marcatura del carro tipo FF nel corso del tempo.

Negli anni ’30 e ’40, i carri coperti attrezzati per trasporto di prodotti ortofrutticoli erano classificati come carri appartenenti alla Serie E . Essi avevano numero di servizio da 100000 a 199999 e da 1000000 a 1031699. Alla fine degli anni ’40 furono riclassificati come Serie F. La loro capacità era inferiore a 50 m3. I carri coperti con capacità maggiore o uguale a 50 m3 portavano la lettera di serie raddoppiata. Quindi i nostri appartenevano originariamente alla Serie EE e solo in seguito sono confluiti nella Serie FF.

In estrema sintesi, con la marcatura “F.S. Italia“, i carri chiusi avevano lettera di serie F, G o H. I carri F erano i carri per le derrate e avevano sportellini o grigliette. I carri G avevano sportelli un pò più grandi in alto ed erano adibiti a trasporto bestiame. La serie H comprendeva carri completamente chiusi, senza aeratori o griglie ed erano carri isotermici o frigoriferi.

In seguito alla standardizzazione europea del 1965, i carri F presero la marcatura Ghms (per la versione standard) o Ghkkms. Le sigle Ghks e Ghkrs sono di pertinenza alla versione allungata (precedentemente FF).

Figurino del carro tipo FF (oGhkrs)
Sigle e immagini sono desunte da “I nostri carri per le vostre merci (ed. 1972)“.

La sigla Ghkrs sta per: G = carro coperto di tipo corrente, h  = munito di apposite aperture di aerazione poste a livello del pavimento, k = carri aventi limite di carico inferiore al normale, r = condotta di riscaldamento a vapore, s = atto a viaggiare in regime S (velocità).

Il modello in scala H0 del carro tipo FF

Il primo modello del carro coperto a passo lungo serie FF delle FS in scala H0 (1:87), entrò in produzione nei primi anni ’70, Esso ottenne un buon successo di vendita, per cui la ditta austriaca ROCO continuò a produrlo per molti anni. Aveva dei compromessi che all’epoca risultavano accettabili: la lunghezza globale era ridotta rispetto alla scala esatta e il passo molto più corto del reale. Gli assi erano troppo ravvicinati rispetto all’originale perché era stato adottato il telaio di un altro carro tedesco, già in produzione (economia di scala), La conseguenza era una sensazione di scarso realismo globale, pur con una cassa tutto sommato apprezzabile. Sul portellone, il simbolo della stella inscritta nella circonferenza impone una velocità non superiore a 120 km/h:

Carro tipo Ghks della ROCO.
Carro Ghks (ex FF) di ROCO – Foto dell’autore.

Nel catalogo del 1978, la prima produzione era marcata secondo la primissima versione Serie EE, e tale rimarrà anche nelle foto dei cataloghi degli anni successivi, mentre i modelli in realtà subiranno delle modifiche, come testimoniano le immagini seguenti:

Marcature del carro a passo lungo della ROCO.
Marcature di carri a passo lungo prodotti dalla ROCO – Foto dell’autore.

Pur con successivi aggiornamenti, il modello era divenuto ormai obsoleto, Per questo motivo ROCO recentemente lo ha rifatto con caratteristiche (e costi) adeguate agli standard attuali. Anche la ditta italiana A.C.M.E. ha iniziato a produrlo. E’ interessante notare che con i carri dei due produttori si hanno entrambi i tipi di passo: 8000 mm e 8500 mm.

Ma, se non si vogliono spendere dalle cifre abbastanza consistenti e ci si accontenta, esistono due modi per elaborare/costruire da sè il carro a basso costo e tanta pazienza. E il risultato non è affatto disprezzabile.

Elaborazione del modello ROCO.

In questa foto si evidenzia che è il telaio il particolare che deve essere pesantemente modificato per recuperare un po’ di realismo e ottenere un carro tipo FF più soddisfacente. Il pancone con i respingenti è da rifinire e l’asse dev’essere spostato in avanti, quasi a filo della testata. Ciò implicherà anche la ricostruzione dei tenditori di rinforzo sotto i longheroni del telaio:

Il carro della ROCO visto di tre quarti.
Carro Ghks ex FF della ROCO – Foto dell’autore.

La prima cosa da fare è separare la cassa dal telaio e tagliare via i panconi dallo stesso. Poi si dividerà il telaio in tre parti mantenendosi a filo dei supporti delle balestre:

Il telaio del modello del carro tipo FF della ROCO sezionato in cinque parti.
Telaio del modello sezionato in cinque parti. – Foto dell’autore.

Le estremità verranno ruotate di 180° in modo che i parasala vengano a trovarsi aglle estremità del telaio, come il carro tipo FF reale. Bisogna rimuovere tutte le parti in rilievo presenti nelle estremità stesse, come nella foto di destra:

A questo punto si possono incollare le cinque sezioni sulla piastra metallica che funge da zavorra e fra di loro, con colla epossidica bicomponente:

Inserimento del meccanismo per l’aggancio corto.

Accostati ai panconi si posizionano i meccanismi per l’aggancio corto in curva, di qualunque tipo (ROCO, FLEISCHMANN o TTMKit come in queste foto):

Un cavo elastico mantiene in posizione i due timoni portagancio. A questo punto si aggiungono gli appigli sotto i respingenti, le barre accoppiatrici dei freni, i puntoni per i rinforzi del telaio (quadrelli da circa 1×1 mm di metallo o plastica), il listello sagomato di rinforzo sotto il telaio (strisciolina di metallo o di plastica), le leve di regolazione, gli scalini, le ruote e si vernicia in nero opaco (la ferramenta sottocassa) e rosso vagone (il telaio):

Il telaio del carro tipo FF della ROCO elaborato e verniciato.
Telaio elaborato e verniciato. – Foto dell’autore.
Telaio del carro tipo FF della ROCO posto sul binario.
Il telaio verniciato e leggermente sporcato posto sulle rotaie. – Foto dell’autore.

Verifica del telaio e inserimento della cassa del carro tipo FF della ROCO.

Si verifica il comportamento su un tratto con curve e controcurve, in quanto il passo rigido è abbastanza consistente:

Prova cinematica per il telaio del carro FF elaborato.
Il telaio del carro FF in prova. – Foto dell’autore.

E’ evidente che si potrebbero avvicinare ulteriormente i respingenti, inserendo uno spessore fra la traversa e la scatola del cinematismo d’aggancio. Questo ovviamente se i raggi di curva del tracciato non sono troppo stretti, pena lo svio del carro.

Di seguito, tre immagini del carro terminato:

Carro FF in convoglio.
Foto dell’autore.
Porzione centrale del carro FF elaborato.
Parte centrale del carro FF elaborato. – Foto dell’autore.
Il carro FF terminato e ripreso da tre quarti.
Il carro elaborato visto di tre quarti. – Foto dell’autore.
Immagini comparative prima e dopo l’elaborazione. – Foto dell’autore.

Un ulteriore miglioramento sarebbe costituito dall’avvicinamento dei ceppi dei freni al cerchione di rotolamento delle ruote. E’ possibile, ma ciò richiede la rimozione e il successivo riposizionamento dei ceppi stessi; un lavoro sicuramente fattibile ma che richiede una certa attenzione e precisione.

La costruzione del carro tipo FF tramite il Kitbashing.

Con il termine “kitbashing” s’intende l’utilizzo di particolari provenienti da diverse fonti per costruire un insieme. In questo caso occorrono due confezioni di questo kit di montaggio della Duegi Editrice:

Scatola di montaggio del carro F TTMKit della Duegi Editrice.
TTMKit n° 1 – Carro F delle FS – Duegi Editrice.

Occorrono quattro pareti normali per creare le due maggiormente estese del carro FF.

Il contenuto della scatola di montaggio.
Qui le pareti hanno già una prima mano di rosso vagone. – Foto dell’autore.

Un paio di pareti devono essere private dei pannelli di estremità ( e quindi si conserva la zona del portellone con i pannelli adiacenti fino agli aeratori). Un altro paio di pareti fornisce i pannelli di estremità, compresi gli aeratori. Un’immagine spiega meglio di tante parole. Si sono utilizzati due kit di colorazione diversa, in modo da evidenziare le parti in gioco:

Il carro tipo FF con le pareti assemblate
Le porzioni di pareti dei due kit sono state assemblate. – Foto dell’autore.

Incollaggio di pareti e telaio.

Occorre porre la massima attenzione soprattutto al momento del taglio delle pareti. Conviene stare leggermente all’esterno e rifinire lentamente con lima dolce e poi con carta abrasiva fine. Conviene arrivare a metà rilievo da ogni lato, in modo che l’unione ricrei il rilievo intero, come nella foto seguente:

Particolare dell'incollaggio dei pannelli delle pareti.
Particolare dell’incolaggio dei pannelli. – Foto dell’autore.

Nel pannello a sinistra occorre eliminare la sede per la guida del sostegno inferiore del portellone. Quella superiore è quasi invisibile e non vale la pena di rischiare.

Per rinforzare l’incollaggio delle pareti si può ricorrere a spezzoni di plastica. Il telaio è stato ricostruito allo stesso modo delle pareti ma in maniera sfalsata rispetto a esse in modo da incrementare la resistenza della struttura:

Vista interna di pareti e telaio del carro FF.
Vista di pareti e telaio dall’interno. – Foto dell’autore.

Nelle aperture alle estremità si inseriscono i parasala con balestre, boccole e freni, risultando così in accordo con il prototipo reale:

Telaio del carro FF.
Sottocassa del carro FF. – Foto dell’autore.

La planarità della struttura.

E’ importante verificare la perfetta planarità della struttura. Uno specchio è la migliore superficie piana per questo scopo. E’ consigliabile controllare spesso durante la costruzione. Volendo c’è anche spazio per costruire l’appoggio isostatico.

Prova di planarità della struttura del carro FF.
Prova di planarità della struttura condotta su uno specchio. – Foto dell’autore.

Il vagone privo del tetto in prova sul binario:

La struttura del carro FF su rotaie.
La struttura del carro su rotaie. I fori sono la sede dei predellini – Foto dell’autore.

L’imperiale del carro tipo FF

L’imperiale (il tetto) si costruisce aggiungendo due spezzoni laterali a un pezzo intero centrale, cercando di rispettare la lunghezza rispetto alla cassa e la giustezza degli appoggi fra le pareti e lo stesso.

Costruzione dell'imperiale del carro FF.
Costruzione dell’imperiale del carro FF. – Foto dell’autore.

Purtroppo la distanza fra le nervature non ne consente una distribuzione regolare su questa lunghezza: due settori devono essere rimpiccioliti:

Prova assemblaggio di cassa e tetto del carro FF.
Assemblaggio cassa e imperiale del carro tipo FF; inseriti gli scalini. – Foto dell’autore.

Anche l’imperiale dev’essere rinforzato con i soliti pezzi di plastica incollati sotto:

Incollaggio di rinforzi nell'imperiale del carro FF.
Rinforzi dell’imperiale del carro FF. – Foto dell’autore.

Il rinforzo è utile al momento della rimozione con carta vetrata delle nervature del tetto. Esse dovranno essere ricostruite in modo da garantire la massima regolarità:

Rimozione delle nervature del tetto del carro FF.
Rimozione delle nervature dall’imperiale del carro. – Foto dell’autore.

La costruzione dell’imperiale del carro FF con fili plastica.

Per ricostruire le nervature del tetto, si potrebbe pensare a sottili striscioline di plastica incollate a intervalli regolari, oppure filo sottile da pesca, come nel caso attuale. Il risultato ottenuto non è stato però esaltante, anzi è piuttosto grossolano, come da foto seguente dopo adeguata verniciatura:

Imperiale con nervature riprodotte in plastica.
Imperiale con nervature riprodotte in plastica.-Foto dell’autore.

La costruzione dell’imperiale del carro FF con fili di rame.

Un’altro modo per ricostruire l’imperiale consiste nell’utilizzo di sottili fili di rame per riprodurre le nervature. Questa volta scegliamo la sezione centrale di un tetto e dividiamo in due l’altro. Conviene abradere adesso le nervature esistenti, preservando il leggero rialzo alle estremità.

Imperiale con nervature riprodotte in plastica.
Imperiale dipinto, con nervature originali. – Foto dell’autore.

In questo modo si preserva meglio la protezione superiore dei portelloni, come si vede nell’immagine seguente:

S’incollano tra di loro i tre pezzi di plastica, non dimenticando i necessari rinforzi sulle giunzioni (come fatto in precedenza).

Parte interna dell’imperiale, con rinforzi. – Foto dell’autore.

La lunghezza totale è di 122,1 mm. Si prepara una dima di carta che riporta le linee corrispondenti alle singole nervature, spaziate di 8,13 mm, e la si posiziona su un pezzo di polistirolo. Si appoggia l’imperiale e lo si fissa provvisoriamente (qui con elastici e una piccola goccia di Vinavil sugli spigoli e al centro). Con una lama sottile s’incide leggermente il bordo del tetto in corrispondenza di ogni singola nervatura, su entrambi i lati

Preaparazione della dima per la tesatura delle nervature in filo di rame.- Foto dell’autore.

Si spella un normale cavo elettrico e si separano i singoli fili di rame; per ogni nervatura s’infila un filo nelle scanalature e lo si tiene teso mediante mollette o pesi:

In questo modo si prosegue fino a posizionare tutte le nervature, che sono incollate con collante cianoacrilico:

Poi si rimuove l’imperiale, si tagliano le eccedenze dei fili di rame e si leviga con carta abrasiva molto fine:

Imperiale del carro FF delle FS pronto alla rifinitura. – Foto dell’autore.

Alla fine si stuccano le eventuali irregolarità o mancanze, soprattutto lungo le linee d’incollaggio:

Stuccatura dell’imperiale del carro FF. – Foto dell’autore.

Si vernicia l’imperiale in colore alluminio, possibilmente con tracce d’invecchiamento:

Imperiale del carro FF delle FS verniciato in colore alluminio. – Foto dell’autore.

A questo punto basta una piccola ripulitura e l’imperiale è pronto per l’utilizzo.

Il rinforzo inferiore del carro tipo FF delle FS.

Dai figurini risalta con molta evidenza la barra di rinforzo inferiore; essa sarà costruita con un listello di ottone da 0,4 x 2 mm, inciso nei punti di piegatura con le misure seguenti:

La barra è incollata ai longheroni del telaio con epossidica bicomponente:

Rinforzo sagomato e incollato sotto un longherone del telaio. – Foto dell’autore.

I puntoni verticali si ricavano da quadrelli di ottone da 1 x 1 mm e sono incollati pur essi con epossidica bicomponente; il disegno riporta le quote usate:

Di seguito il carro FF con il rinforzo sottostante completato:

Rinforzo terminato. – Foto dell’autore.

La verniciatura del carro FF.

Per prima cosa si pulisce accuratamente la cassa con detersivo sgrassante, tipo quello per piatti. Occorre poi dare il primer per plastica; la cassa è stata dipinta in colore Rosso Vagone. Si può usare l’aerografo o la bomboletta. Il colore sintetico può essere steso con una pennellessa a setole dure per non ottenere l’aspetto perfetto delle superfici trattate a spruzzo.

Data la grandissima varietà di tonalità di questi carri ferroviari, non occorre essere maniacali nella scelta: un qualunque rosso ossido più o meno sbiadito può andar bene, sia a spruzzo che a pennello. In questo caso ho usato una bomboletta semiscarica di rosso ossido apposta per ottenere lievi imperfezioni della superficie; poi ho passato carta vetrata finissima e ho ripassato con sintetico a solvente dato a pennello:

Cassa del carro FF delle FS verniciato in colore Rosso Vagone. – Foto dell’autore.

Il sottocassa del carro FF delle FS.

La lavorazione sul sottocassa è abbastanza semplice: s’incollano i timoni di allontanamento e si riveste il fondo del carro con listelli di legno o plastica. Di seguito si posizionano i longheroni; l’ideale sarebbe avere adatti profilati metallici, ma si può fare anche con gli spezzoni di rotaia se ci si accontenta. Con sottili listelli di legno si posizionano i traversi e si dipinge di nero opaco.

Sottocassa del carro FF.
Sottocassa verniciato in nero opaco. – Foto dell’autore

L’impianto frenante del carro FF delle FS.

L’impianto frenante è scarsamente visibile, per cui si può accettare anche una certa approssimazione; lo schema di base, visto dalla parte superiore del telaio, è il seguente:

Disegno dell'impianto frenante per il carro FF.
Disegno dell’impianto frenante per il carro FF. – Foto dell’autore.

Con un po’ di pazienza si può costruire l’impianto con pezzi di materozza, di plastica e fili di metallo; si procede più rapidamente se esiste materiale avanzato da altre lavorazioni, come in questo caso:

Pompa e leveraggi dell'impianto frenante.
Pompa e leveraggi dell’impianto frenante. . Foto dell’autore.

A questo impianto recuperato da un altro carro è stata necessario solo aggiungere una prolunga metallica alle aste. Si aggiungono le leve sotto i longheroni del telaio e s’incolla il sistema frenante con l’aggiunta dei serbatoi dell’aria compressa:

Si dipinge il tutto in nero opaco:

Impianto frenante del carro FF.
Impianto frenante del carro FF completato e verniciato in nero opaco. – Foto dell’autore

Parasale e ruote.

E’ preferibile dipingere i parasale e le ruote prima di metterli in posizione: i supporti sono in rosso vagone e il resto in nero opaco con aggiunta di ruggine. Sono state verniciate in nero opaco anche le tabelle laterali alle estremità della cassa.

Si incollano i parasale facendo attenzione alla planarità: il carro non deve dondolare. Eventualmente si potrà dare un colpo di lima se c’è un supporto non perfettamente allineato.

La tiranteria dell’impianto frenante del carro FF delle FS.

Con filo d’ottone o di acciaio si costruicono le barre accoppiatrici dei ceppi dei freni e le si verniciano in nero opaco o color ruggine:

Sottocassa del carro FF con la tiranteria dei freni. – Foto dell’autore
Una visione dal basso di due carri accoppiati. – Foto dell’autore

Ovviamente la tiranteria dell’impianto frenante è molto più complessa, e questa è solo una modesta approssimazione.

I maniglioni sotto i respingenti.

Dalle due confezioni possiamo ricavare gli scalini in sovrannumero e da essi ottenere gli appigli che si trovano sotto i respingenti, dopo averli opportunamente tagliati:

Ovviamente i pezzi ricavati devono essere incollati con cura sotto i respingenti:

Le tabelle portadocumenti.

Spesso trascurate, si possono ottenere nel modo più semplice incollando su carta porzioni di nastro per regali simulante una reticella, come questo:

S’incolla con colla vinilica su carta e si ritagliano due rettangoli circa 4,4×3,2 mm più o meno, da incollare pur essi sulle “lavagne” nere:

Una passata leggera e superficiale di nero opaco contribuirà a migliorare il realismo:

Messa in posizione dell’imperiale del carro FF.

A questo punto si può incollare l’imperiale al suo posto. E’ consigliabile però inserire all’interno una paratia che mantenga parallele le pareti lunghe, che potrebbero tendere a flettersi all’interno:

Imperiale incollato alla cassa del carro FF delle FS. – Foto dell’autore.

Le iscrizioni per il carro FF.

Non credo che esistano decals per questo carro. Occorre autoprodursele, con la difficoltà delle scritte in colore bianco. Alcune aziende producono decals su ordinazione; chi ha polso fermo e una buona vista può tentare di farle con pennino e inchiostro bianco. Oppure si prova a riciclare quello che si ha nel modo migliore possibile. Io seguo la scuola di pensiero secondo la quale iscrizioni ben fatte, anche se numericamente errate, sono preferibili a iscrizioni perfette come testo ma non come forma o addirittura a nessuna iscrizione.

L’importante è che le scritte più grandi e riconoscibili siano ben fatte e leggibili, oltre che corrette. Le altre si vedono con la lente d’ingrandimentoper cui si può barare…e questo è il risultato:

Le iscrizioni del carro FF delle FS.
Iscrizioni aggiunte mediante un collage di decals – Foto dell’autore

L’ambientazione è quella degli anni ’50 e ’60, con ancora la trazione a vapore.

Il logo FS Italia è facilmente reperibile; per la numerazione possiamo scegliere fra 192100 . 192999 per i 500 carri ordinati nel 1937 oppure fra 193100 – 194149 per i 550 carri costruiti nel 1942. Occorre usare solo le centinaia dispari, in quanto non è presente la garitta per il frenatore. In questo caso, con un collage ho costruito la sigla FF 192108. La capacità in realtà è di 55 m3, non 52 e anche tara, portata e superficie non hanno i valori esatti. La stella inscritta in una circonferenza è corretta.

Le decals appaiono lucide in quanto sovrapposte a una superficie opaca; una mano di trasparente opaco contribuirà ad attutire questo effetto.

Invecchiamento.

Con colori opachi diluiti (nero, ruggine, sabbia eccetera) si provvede all’invecchiamento del carro, che ne guadagna notevolmente in realismo:

Carro FF delle FS terminato: vista dall'alto.
Il carro FF invecchiato visto dall’alto. . Foto dell’autore.
Carro FF delle FS terminato: vista di lato.
Il carro FF invecchiato visto di lato. – Foto dell’autore.

Ora il carro è pronto per l’esposizione in vetrina o per un uso moderato sul plastico: il suo lungo interasse potrebbe mal digerire gli stretti raggi di curvatura delle ferrovie modello.

Tutte foto dell’autore.

Buon divertimento!

Rodolfo B.

Link utili

Bibliografia

  • Giovanni Leone – Carri FS Italia – Duegi Editrice