Privacy Policy Cookie Policy Carro Hbbillns delle FS. – ChimicaOne

Carro Hbbillns delle FS.

Carro Hbbillns delle FS a due assi con pareti scorrevoli.

Verso la metà degli anni ottanta comincia a declinare l’utilizzo dei carri di tipo G, anche se la loro costruzione proseguirà fino al 1990. Infatti gli operatori commerciali esprimono una netta preferenza per i carri a pareti scorrevoli (tipo H), come era già avvenuto in Europa; per esempio, in Germania Ovest essi erano utilizzati fin dalla fine degli anni sessanta. A quell’epoca erano classificati come Hbbikktt e solo successivamente ottennero la marcatura odierna. Di seguito alcune foto del Carro Hbbillns delle FS e di altre reti europee:

Carro Hbbillns delle FS.
Carro Hbbillns delle FS – Foto Benjamin Kohler.
Carro Hbbillns della DB e della OBB.
A sinistra un carro Hbbillns austriaco, a destra tedesco: diversi disegni e diverse soluzioni costruttive. Tratta da RailfanEurope.net – Foto di Veselin Malinov
Carro Hbbillns delle FS. con nuova livrea Trenitalia.
Carro Hbbillns delle FS nell’ultima livrea – Foto da Ferrovie.info

Sicuramente questi carri ferroviari hanno portato a un ulteriore miglioramento delle capacità di movimentazione e carico, rispetto ai precedenti Hbis e Hbillns . Infatti in essi il tetto si riduce a una barra tra le estremità mentre le pareti scorrevoli costituiscono esse stesse parte del tetto. Questo fatto comporta una maggiore semplicità costruttiva e una più’ampia possibilità di carico per merci voluminose.

La costruzione del carro Hbbillns delle FS.

I carri Hbbillns costituiscono la famiglia più numerosa della serie H, in quanto furono costruiti in 2805 esemplari, dei quali 1050 confluirono fin dall’inizio nel parco EUROP. Le FS affidarono la loro costruzione a due sole società,la Keller e le Officine Meccaniche Ferroviarie del Salento e le forniture proseguirono dal 1987 fino al 2000, ripartite in due differenti commesse.

Gli altri sottogruppi derivati dai carri Hbbillns.

In aggiunta ai carri elencati precedentemente, la Keller fra il 1987 e il 1988 costruisce 150 carri in tutto simili, ma con molle delle sospensioni che permettono un carico di 22 t/asse; di conseguenza la marcatura diviene Hbbills.

Carro Hbbills delle FS
Carro Hbbills – Foto Daniele Neroni da Carrimerci.it

Inoltre un centinaio di carri delle officine Keller sono privi dei separatori interni e quindi la loro marcatura è Hbbins.

Carro Hbbins della TWA
Carro Hbbins – Foto di Daniele Neroni.

Tra il 1999 e il 2000, secondo una tendenza del nord Europa, le FS prendono in considerazione l’accoppiamento permanente di due carri fra di loro e il rotabile risultante riceve la marcatura Himrrs. La foto seguente riporta i carri con grandi logotipi “ARISTON”, ma esisteva anche la versione “INDESIT”, entrambi marchi facenti capo alla Merloni.

Carro Himrrs delle FS con logotipo "ARISTON"
Carro Himrrs – Foto da “i Treni” n. 363

Le lettere della marcatura e loro significato.

  • H  -> Carro coperto speciale.
  • bb  -> Lunghezza piano di carico >= 14 metri.
  • -> pareti scorrevoli.
  • ll  -> Pareti divisorie con chiavistello.
  • n  -> Capacità di carico massima superiore a 28 t
  • s  -> Velocità massima 100 km/h.

Il carro Hbbillns delle FS nel modellismo.

E’ un rotabile molto diffuso in tutta Europa e almeno due produttori di modelli ferroviari lo hanno messo nei loro cataloghi, declinato in varie livree e versioni: ROCO e Märklin. Di seguito due carri ROCO, con numerazioni diverse:

Carro Hbbillns della ROCO.
Carro Hbbillns agganciato a un carro Hbillns.
I carri Hbbillns coesistono con gli Hbillns.
Carro Hbbillns ripreso di tre quarti.
Carro Hbbillns inquadrato di tre quarti.

La base è abbastanza buona, ma richiede un po’ di lavorazione e di colorazione, specialmente sul telaio:

Travi di rinforzo del telaio del carro Hbbillns della ROCO.
Travi di rinforzo del telaio.

Infatti i particolari qui non sono ben evidenziati e non hanno il rilievo che meritano.

Per ultimo, esiste anche un modello del carro doppio Himrrs ed è stato prodotto anch’esso dalla ROCO. Nell’immagine seguente il modello ancora nel suo imballaggio.

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Autore: R. Bigoni – Aggiornato il 28 settembre 2020